Policlinico di Monserrato, l’odissea tra reparti “fantasma” e codici rossi anche nei corridoi
Cinque giorni in trincea, tra codici rossi dimenticati nei corridoi e reparti fantasma. La testimonianza della giornalista cagliaritana Graziella Marchi è un atto d’accusa contro un sistema al limite, dove l’eroismo del personale non basta più a coprire i buchi neri della gestione politica.
Il crollo improvviso e la solidarietà dei colleghi
Tutto ha inizio in un lunedì qualunque, il 13 aprile 2026. Graziella Marchi, giornalista nota per la sua grinta, si trova nel suo ufficio al nono piano dell’Agenzia LAORE Sardegna. È l’ora di pranzo quando il corpo cede: un collasso improvviso, violento. In quei momenti di terrore, la solidarietà umana è la prima medicina: “Vorrei ringraziare le colleghe che mi hanno trovato per terra, la Direttrice del Personale e la Direttrice Generale che sono accorse immediatamente mentre continuavo a stare male,” racconta la Marchi.
Codice rosso e solitudine: l’intervento provvidenziale
Se il primo soccorso dell’ambulanza ASL è tempestivo, l’arrivo al Pronto Soccorso si trasforma in un incubo burocratico e logistico. Nonostante un codice rosso, la Marchi viene lasciata sola in un andito. Un paradosso della sanità moderna: essere ufficialmente “gravi” ma praticamente “invisibili”.
La situazione precipita quando la giornalista perde nuovamente conoscenza. Solo le urla del fratello Giancarlo, accorso dall’ufficio di Donori, riescono a scuotere un ambiente assuefatto all'emergenza. "Ha visto che avevo gli occhi bianchi, è dovuto intervenire con forza perché passavano e ripassavano senza fermarsi," spiega con amarezza.
Un sistema "al collasso": reparti senza confini e igiene a rischio
Il resoconto dei cinque giorni di degenza (dal 13 al 17 aprile) descrive un panorama post-apocalittico. Il Pronto Soccorso non è più un luogo di passaggio, ma un reparto di fortuna. Promiscuità: Pazienti con broncopolmonite sistemati accanto ad altri casi, con il rischio costante di contagio. Mancanza di privacy: Uomini e donne ammassati nelle stesse sale per carenza di posti nei reparti specifici. Spazi improvvisati: Barelle negli anditi e persino negli uffici dei medici.
Ciò che spaventa di più è la gestione dell'igiene. La Marchi denuncia un taglio drastico: una sola addetta alle pulizie dove prima ce n'erano quattro, con turni di sanificazione ridotti al minimo in ambienti ad alto rischio infettivo.
Nonostante questo caos, la giornalista non punta il dito contro chi lavora, ma contro chi gestisce: "Infermieri, Oss e Medici sono senza tregua, 24 ore su 24 sempre di corsa. Sono loro le prime vittime di questo sistema".
L’appello alla presidente Todde: "Cambiamo priorità"
L'articolo-testimonianza si chiude con un messaggio politico diretto e senza filtri alla presidente della Regione, Alessandra Todde, che è anche assessora regionale "ad interim" della Sanità. La richiesta è chiara: una sterzata netta nell'allocazione delle risorse pubbliche. "Cara presidente Todde, le chiedo di lasciare pale eoliche e grandi eventi. Destiniamo l'80% del bilancio regionale alle risorse umane e alle infrastrutture ospedaliere".