Due fratelli di Cagliari indagati omicidio Mocci: i dettagli
Le indagini sulla morte di Leonardo Mocci, il giovane muratore di ventitrĆ© anni ucciso con un colpo di pistola al petto, arrivano a una fase di estrema concretezza. Come riporta LāUnione Sarda oggi in edicola, lāiscrizione nel registro degli indagati riguarda tre persone ben identificate: spiccano due fratelli di Cagliari e un giovane residente a Quartu SantāElena. Il lavoro investigativo dei Carabinieri del Nucleo investigativo ha permesso di ricostruire i ruoli dei singoli componenti in quella che doveva essere una rapina pianificata a tavolino. Gli inquirenti hanno analizzato ore di filmati e testimonianze, chiudendo il cerchio attorno ai tre giovani che ora devono rispondere di accuse pesantissime davanti alla Procura della Repubblica.
Il ruolo dei due fratelli di Cagliari nella spedizione punitiva
Secondo l’ipotesi formulata dalla sostituta procuratrice Diana Lecca, i due fratelli di Cagliari avrebbero partecipato attivamente alla “paranza” incaricata di sottrarre il denaro durante l’affare illecito. La banda aveva scelto piazza Settimio Severo a Monserrato come teatro dell’imboscata, confidando nell’impunitĆ tipica di questi scambi illegali. I due indagati cagliaritani farebbero parte del gruppo che ha materialmente aggredito l’amico della vittima per impossessarsi dei contanti. La situazione ĆØ degenerata quando Leonardo Mocci, rimasto inizialmente in auto per proteggere l’amico, ha deciso di intervenire vedendo il compagno in difficoltĆ . In quel frangente, uno dei malviventi ha esploso il colpo mortale, trasformando una rapina in un efferato delitto.
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La mediazione del giovane quartese e la finta partita di hashish
Oltre ai due fratelli di Cagliari, l’inchiesta vede coinvolto un giovane di Quartu SantāElena, indagato per favoreggiamento. Quest’ultimo avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario, attirando le vittime nella trappola con la promessa di una grossa fornitura di stupefacenti a prezzi vantaggiosi. Il quartese avrebbe dunque organizzato l’appuntamento fittizio, comunicando poi ai complici il luogo e l’orario dell’arrivo del compratore. Durante gli interrogatori svoltisi tra lunedƬ e ieri mattina, uno dei giovani coinvolti ha scelto di avvalersi della facoltĆ di non rispondere, trincerandosi dietro il silenzio davanti ai magistrati Enrico Lussu e Diana Lecca.
La ricostruzione di una rapina finita nel sangue
L'inchiesta chiarisce un punto fondamentale: Leonardo Mocci non aveva alcun ruolo nel commercio di droga. Il muratore di Villacidro, conosciuto per il suo passato da pugile amatoriale e per la sua indole generosa, aveva accettato di accompagnare l'amico solo per garantirgli protezione fisica. La banda di rapinatori, presumibilmente abituata a questo genere di aggressioni "rip-deal", non ha esitato a fare fuoco quando ha percepito la resistenza del ventitreenne. L'esecutore materiale ha sparato da una distanza inferiore ai due metri, colpendo il ragazzo al cuore mentre l'amico riusciva a fuggire a bordo di una Fiat Panda. I testimoni hanno trovato Mocci agonizzante poco dopo, ma ogni tentativo di soccorso ĆØ risultato vano.
Fase avanzata per le indagini dei Carabinieri
Sebbene i nomi dei due fratelli di Cagliari e del complice quartese siano ormai certi nel fascicolo della Procura, l'attivitĆ dei militari prosegue senza sosta. Gli investigatori cercano di recuperare l'arma del delitto, una pistola calibro 9, e di individuare eventuali altri fiancheggiatori che potrebbero aver favorito la fuga del commando dopo lo sparo. La strategia del silenzio adottata da uno degli indagati durante l'ultimo interrogatorio non sembra frenare l'azione della magistratura, che conta su un quadro probatorio giĆ estremamente dettagliato. La comunitĆ di Villacidro attende ora che la giustizia faccia il suo corso per onorare la memoria di un giovane strappato alla vita mentre cercava di aiutare un amico.