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Cagliari, Martina Lattuca scomparsa da 6 mesi: “Dov’è il suo corpo?”

Dall’ultimo avvistamento sotto la pioggia alla Sella del Diavolo fino al silenzio delle indagini: il punto sulla scomparsa della 49enne che ha sconvolto la città.
Paolo Rapeanu

Giallo di Martina Lattuca a Cagliari: sei mesi di mistero a Calamosca, dov’è il suo corpo?

Dall’ultimo avvistamento sotto la pioggia alla Sella del Diavolo fino al silenzio delle indagini: il punto sulla scomparsa della 49enne che ha sconvolto la città

Sono passati esattamente sei mesi da quel maledetto 18 novembre 2025, il giorno in cui il tempo si è fermato per la famiglia di Martina Lattuca. La commessa cagliaritana di 49 anni, descritta da tutti come una donna mite, puntuale e profondamente legata ai suoi affetti, inghiottita dal promontorio di Calamosca. Oggi, mentre la primavera scalda le rocce della Sella del Diavolo, una domanda rimbomba con forza tra i sentieri impervi e le grotte a picco sul mare: dov’è il corpo di Martina? Nonostante le ricerche incessanti e il ritrovamento di alcuni effetti personali, il caso resta un enigma irrisolto.

L’ultimo passo sotto la pioggia: quel pomeriggio a Calamosca

La ricostruzione degli ultimi istanti noti di Martina Lattuca somiglia a un fotogramma sfocato. Quel martedì di novembre il cielo su Cagliari era plumbeo. dfdMartina, che lavorava in una libreria del centro commerciale “Le Vele”, non si era recata al lavoro a causa di un leggero malessere. Le telecamere di videosorveglianza della zona la inquadrano per l’ultima volta mentre, stretta nel suo cappotto e riparata da un ombrello, si incammina verso il sentiero che risale la Sella del Diavolo.

La sua auto, una Lancia Musa rosa antico, è stata ritrovata regolarmente parcheggiata e chiusa a chiave vicino a un noto locale della zona. All’interno non c’erano segni di colluttazione, né messaggi d’addio. Da quel momento, il nulla. L’allarme, lanciato dal compagno preoccupato per il mancato rientro, ha dato il via a una macchina dei soccorsi imponente.

Indizi e incongruenze: il giallo della cella telefonica e degli oggetti ritrovati

Con il passare delle settimane, il mare e la terra hanno restituito piccoli frammenti di verità, che però non hanno fatto altro che complicare il quadro investigativo. Tra le onde e le rocce sono stati recuperati il suo zaino (contenente documenti e cellulare) e, successivamente, una scarpa. Elementi che hanno spinto gli inquirenti a battere con insistenza la pista della caduta in mare, accidentale o volontaria.

Tuttavia, c'è un dato tecnico che non convince i periti e la famiglia: il segnale del cellulare. Nonostante l’area di Calamosca sia ben coperta da diverse antenne, il telefono di Martina avrebbe agganciato una cella telefonica distante oltre sette chilometri dall'ultimo punto di avvistamento. Come è possibile? Questo dettaglio alimenta il dubbio che la donna possa essersi spostata, o essere stata spostata, prima che il telefono smettesse di trasmettere. Inoltre, il passaggio del devastante Ciclone Harry nei mesi scorsi ha rimescolato i fondali e restituito diversi detriti, ma di Martina nessuna traccia, rendendo l'ipotesi dell'annegamento nel sottocosta sempre meno solida agli occhi dei familiari.

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L'appello della famiglia: "Martina Lattuca non si è tolta la vita, cercate ancora a Cagliari"

"Mia cugina non era una persona che si sarebbe mai arresa, né avrebbe mai lasciato i suoi cari in questo strazio volontariamente". È questo il grido di dolore e di protesta dei parenti di Martina Lattuca, che rifiutano categoricamente la tesi del suicidio. Secondo chi la conosceva bene, Martina non aveva motivi per farla finita; al contrario, faceva progetti per il futuro e manteneva una routine rassicurante.

A sei mesi dalla scomparsa di Martina Lattuca, la comunità si chiede se sia stato fatto davvero tutto il possibile.

L’avvocato della famiglia e l’associazione Penelope, che si occupa di persone scomparse, continuano a chiedere che le indagini non vengano archiviate come un semplice incidente. Il timore è che dietro la scomparsa possa celarsi l'ombra di un terzo, qualcuno che Martina potrebbe aver incontrato su quel sentiero o che potrebbe averla convinta ad allontanarsi. A sei mesi di distanza, il fascicolo resta aperto, ma il silenzio degli inquianta giorni.

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