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Servitù militari in Sardegna, duro scontro: “Impossibile controllare cosa succede nei poligoni”

Il Comitato Misto Paritetico chiede un incontro urgente in Consiglio regionale: a rischio la vigilanza ambientale e l’equilibrio territoriale dell’Isola.
Paolo Rapeanu

Il Comitato Misto Paritetico, sul controllo delle servitù militari della Sardegna, chiede un incontro urgente in Consiglio regionale

La tensione sulle servitù militari in Sardegna torna a salire. Il Comitato Misto Paritetico (Co.Mi.Pa.) ha richiesto un incontro immediato con il Presidente del Consiglio regionale e i capigruppo per aprire un confronto definito “non più rinviabile”. Al centro della contesa non ci sono solo i circa 30mila ettari di territorio sardo destinati alla Difesa, ma una riforma legislativa che minaccia di cancellare decenni di autonomia e tutele ambientali.

Il nodo della proposta “Chiesa”: addio alla vigilanza regionale delle servitù militari della Sardegna?

Il principale timore del Comitato riguarda la proposta di legge presentata da Paola Maria Chiesa (FdI), che mira a modificare l’articolo 15 del Codice dell’ordinamento militare. Secondo i componenti di nomina regionale del Co.Mi.Pa., questa riforma rappresenterebbe un pericoloso salto all’indietro:

  • Annullamento della vigilanza: La Regione perderebbe il potere di disciplinare e monitorare la materia ambientale all'interno dei poligoni.
  • Stop al riequilibrio: Verrebbero meno gli accordi storici tra Stato e Regione per la riduzione e la qualificazione della presenza militare.
  • Siti militari come aree industriali: Preoccupa l'ipotesi di assimilare le aree addestrative ai siti industriali dismessi, una mossa che potrebbe alterare irreversibilmente la gestione del suolo.

"Se approvata, la legge Chiesa annullerebbe la possibilità per la Sardegna di tutelare il proprio territorio, riportandoci indietro di vent'anni", denunciano i membri del Comitato.

Il caso Quirra e il progetto MR10: test missilistici nell'ombra

Oltre alla cornice legislativa, il Co.Mi.Pa. solleva dubbi concreti sulla gestione operativa delle basi. Viene denunciato un sistematico mancato coinvolgimento degli organi regionali su progetti ad alto impatto, come i nuovi test nell'area Nike del Poligono di Quirra.

Sotto i riflettori c’è il progetto MR10, che prevede la realizzazione di una base di lancio per vettori suborbitali. L'impiego di propellenti criogenici (ossigeno liquido e metano) solleva interrogativi urgenti su:

  1. Impatto ambientale: Emissioni e volumi di traffico nell'area.
  2. Natura delle attività: È un progetto civile, scientifico o a uso "duale" (militare)?
  3. Compatibilità territoriale: Come si conciliano questi test con le attività civili e i calendari di sgombero?

Un confronto necessario per il futuro dell'Isola

Il Co.Mi.Pa. rivendica il proprio ruolo di garante, stabilito dalle norme sulle servitù militari, e chiede trasparenza. La Sardegna non può essere una spettatrice passiva di decisioni che piovono dall'alto, specialmente quando queste toccano la salute pubblica e la sovranità ambientale. La palla passa ora alle istituzioni regionali, chiamate a fare muro contro una riforma che rischia di trasformare l'Isola in una "zona franca" sottratta al controllo dei cittadini.

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