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“Addio ai ricci di mare a Cagliari: la scelta della Regione condanna i nostri fondali”

“Un nuovo decreto proroga il prelievo ignorando il disastro ecologico in corso”
Ennio Neri

“Salviamo il Riccio di mare in Sardegna dalla pesca selvaggia”

Il mare della Sardegna lancia un grido d’aiuto che resta inascoltato dai palazzi del potere. Il Riccio di mare (Paracentrotus lividus) vive oggi una fase di rarefazione gravissima, scomparendo rapidamente dai nostri fondali. Mentre gli scienziati confermano il disastro ecologico, il Gruppo di Intervento Giuridico (GrIG) punta il dito contro le recenti scelte della Regione Autonoma della Sardegna, definendole una condanna a morte per la biodiversità dell’isola. La decisione di permettere ancora il prelievo di questi organismi, nonostante l’evidente collasso delle popolazioni, rappresenta un atto di irresponsabilità senza precedenti.

Il decreto della discordia e le scuse del meteo

L’Assessore regionale all’agricoltura ha firmato il decreto n. 19 del 30 aprile 2026, estendendo la stagione di pesca fino al 16 maggio 2026. La motivazione ufficiale, sostenuta dalle associazioni di categoria, risiede nelle avverse condizioni climatiche e negli effetti del Ciclone Harry, che avrebbero impedito ai pescatori di lavorare regolarmente durante l’inverno. Tuttavia, per il Gruppo di Intervento Giuridico, queste appaiono come giustificazioni di facciata per assecondare logiche elettorali e clientelari. Un inverno normale e qualche giorno di maltempo non possono giustificare l’ulteriore saccheggio di un ecosistema ormai agonizzante.

Il tradimento della moratoria e le pressioni politiche

La storia recente di questa crisi vede un susseguirsi di passi falsi istituzionali. Già nel 2023, la Regione Sardegna aveva ipotizzato una moratoria della pesca per concedere ai fondali il tempo necessario al ripopolamento. Quella scelta, seppur tardiva, segnava una speranza concreta. Eppure, la politica ha fatto marcia indietro, sospendendo il blocco proprio quando la natura ne aveva più bisogno. Il GrIG denuncia con forza questa gestione che privilegia il profitto immediato di pochi rispetto alla sopravvivenza di una risorsa che appartiene a tutti. La protezione dell'ambiente richiede fermezza, non deroghe concesse per compiacere gruppi di interesse.

L'assedio dei bracconieri e il mercato nero della polpa

Oltre al prelievo autorizzato, il mare sardo subisce l'assalto costante dell'illegalità. Le cronache recenti riportano operazioni della magistratura lungo le coste del Sinis, dove le forze dell'ordine hanno sventato una vera e propria rapina ambientale: circa 70 mila esemplari sottratti abusivamente. Questo fenomeno alimenta le vendite illecite di polpa di riccio, un commercio florido che trova sbocchi facili in molti centri dell'isola. A Cagliari, in particolare, la richiesta resta alta, spingendo il mercato nero a ignorare ogni limite biologico e ogni legge, con la certezza che salviamo il Riccio di mare in Sardegna dalla pesca selvaggia solo se interrompiamo questo ciclo vizioso.

La rivolta etica di ristoratori e cittadini

In questo panorama desolante, la luce arriva dalla società civile. Una parte sempre più consistente di ristoratori coraggiosi ha deciso di schierarsi apertamente con l'ambiente, eliminando i ricci dai propri menù anche a costo di perdere introiti. Moltissimi cittadini scelgono consapevolmente di non acquistare né consumare più questo prodotto, riconoscendo il valore ecologico superiore della specie rispetto al piacere culinario. Questa resistenza dal basso rappresenta l'unica vera barriera contro l'estinzione, sopperendo alle mancanze di una politica che sembra aver smarrito la bussola della tutela ambientale.

Un impegno collettivo per il futuro del Mediterraneo

Il Gruppo di Intervento Giuridico ribadisce che la situazione descritta dalle istituzioni scientifiche è catastrofica. Senza un blocco totale e immediato delle attività estrattive, il riccio diventerà presto un ricordo del passato. Dobbiamo pretendere una visione a lungo termine che rimetta al centro la salute dei mari. Non possiamo restare a guardare mentre la burocrazia firma la fine di un simbolo della nostra terra.

Nessun Riccio di mare nel nostro piatto

Ogni scelta individuale conta. Rifiutare un piatto a base di riccio significa votare per la vita del mare. Solo se la domanda cessa, il saccheggio diventerà inutile. Sostenere le battaglie legali e le denunce del GrIG vuol dire dare voce a chi non ne ha: la fauna marina che sta scomparendo sotto i colpi di decreti insensati. Salviamo la bellezza dei nostri fondali oggi, prima che il silenzio delle rocce spoglie diventi definitivo.

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