Nel centro storico di Cagliari molti meno residenti, netto aumento di turisti e crollo verticale dei negozi “standard”
A Cagliari arrivano quasi a stenderti il tappeto rosso se prenoti un b&b o una casa vacanze. Se, invece, il tentativo ĆØ quello di avere un tetto per mettere su famiglia, si fa prima a cercare nei Comuni della cittĆ metropolitana.
Cagliari, boom di ristoranti e b&b mentre scompaiono le case “standard”
Quartu, Assemini, Elmas, Sestu, Quartucciu, Monserrato, Capoterra, Sarroch, Pula e Selargius, giusto per elencare le città più gettonate da chi deve costruirsi una vita, non una vacanza.
A differenza del capoluogo sardo, dove non si morirĆ mai di fame o di sete visti i tanti locali food aperti, ma di sicuro si finisce in bolletta se si tenta di vendere qualcosa che non sia giĆ presente online.
A conforto di una "fotogafia sociale" ben chiara, relativa appunto a Cagliari, arrivano i dati della Confcommercio Sud Sardegna,fresca di evento-convegno al Comune.
"I centri storici non sono musei a cielo aperto né semplici attrazioni turistiche, ma il motore sociale ed economico delle città ", questo l'urlo dei presenti all'evento.
Centro storico di Cagliari: meno residenti, più turismo e 1000 negozi in meno in 15 anniĀ
I dati snocciolati dal segretario generale della Camera di Commercio di Cagliari, Cristiano Erriu, sono cristallini. E allarmanti: negli ultimi 30 anni Cagliari ha perso circa 35mila abitanti, con un progressivo spopolamento delle aree centrali.Ā
Parallelamente, però, le famiglie sono aumentate, passando da circa 67mila nel 2003 a 78 mila oggi ma diventando sempre più piccole, anziane e spesso monoparentali.
Un cambiamento strutturale che incide direttamente sulla domanda di commercio e servizi di prossimità . Sul fronte economico, i numeri sono ancora più duri: negli ultimi 15 anni hanno chiuso circa 1200 imprese commerciali attive nel centro storico di Cagliari, 1073 se si considerano le sole imprese registrate. Un dato definito "impressionante", che riflette un trend simile anche nel resto della Città Metropolitana.
A fronte delle chiusure, si registra però una crescita selettiva: +511 tra bar e ristoranti e +224 imprese di alloggio. In totale, 735 attività in più legate a ristorazione e ospitalità . Bar, paninoteche, ristoranti, b&b, case vacanza o per brevi periodi, insomma.
Il risultato: i centri storici diventano sempre più "alberghi all'aperto", con una concentrazione di b&b, mentre scompaiono artigiani, fruttivendoli e negozi di quartiere.
Molte nuove attivitĆ , inoltre, hanno una vita breve: aprono e chiudono rapidamente, generando instabilitĆ e abbassando la qualitĆ urbana. Tra le criticitĆ evidenziate: monocultura commerciale, offerta standardizzata, insegne assenti o improvvisate, scarsa integrazione con il contesto urbano, oltre a rumore, rifiuti e conflitti crescenti con i residenti.
I dati illustrati confermano che la concorrenza oggi non è più tra strade, ma tra canali di vendita.
Nel 2025 l'e-commerce supera i 60 miliardi di euro, pari all'11% dei consumi, con l'84% delle famiglie sarde connesse a internet.
A incidere sono quattro grandi fattori: e-commerce, accessibilitĆ e parcheggi, concorrenza dei centri commerciali extraurbani, costi elevati e vincoli urbanistici.
Online si acquistano soprattutto abbigliamento (23%), ma crescono anche casa, pasti e ristorazione.
Un altro segnale critico riguarda l'imprenditoria: crescono le imprese femminili, mentre quelle giovanili mostrano segnali "del tutto negativi". Le imprese straniere rappresentano ormai circa un terzo del commercio al dettaglio.
"I centri storici non sono una cartolina, ma vere e proprie infrastrutture sociali ed economiche", ha sottolineato Erriu.
"Il nostro obbiettivo è quello di costruire indicatori che consentano di analizzare e monitorare demografia, accessibilità , struttura commerciale e qualità urbana. Solo così le politiche pubbliche possono essere efficaci, sostenibili e di lungo periodo".
La proposta ĆØ quella di un cruscotto di analisi periodica, condiviso e aggiornato, a supporto delle decisioni politiche.
Per Emanuele Frongia, presidente Fipe Confcommercio Sud Sardegna, "il centro storico ĆØ un bene collettivo: non solo uno spazio fisico, ma un luogo di vita quotidiana. Far tornare le persone nel cuore della cittĆ ĆØ la vera sfida. Per tutti, lo scomodo deve diventare comodamente affrontabile".
Un tema che riguarda Cagliari come Firenze: "Il soft power italiano passa anche dai suoi centri storici".
Il vice direttore nazionale Fipe Luciano Sbraga ha ricordato che "oggi viviamo dentro un'economia dei servizi: il 41% del valore aggiunto si crea nelle cittĆ metropolitane. Se le cittĆ non girano, non gira il Paese", sottolineando la necessitĆ di politiche urbane orientate allo sviluppo e non solo alla regolazione. AncheĀ Aldo Cursano, vice presidente nazionale Fipe Confcommercio, ha ricordato che ĆØ "necessario tutelare i locali storici del Paese soprattutto rilanciandone il valore sociale, culturale ed economico", ricordando che Firenze ĆØ stata l'apripista di una pianificazione per trovare soluzioni di convivenza tra residenti e attivitĆ produttive.Ā
Il presidente di Confcommercio Sud Sardegna Marco Mainas ha lanciato l'allarme: "I centri storici vivono una profonda difficoltĆ sociale e culturale. Perdiamo in media cinque negozi al giorno, lasciando intere vie senza identitĆ . Il rischio ĆØ una cittĆ monoculturale, schiacciata solo su turismo e ristorazione. Serve una svolta per il rilancio del commercio".
Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha accolto la proposta di Confcommercio e Camera di Commercio: "I fenomeni che viviamo sono mondiali e non possiamo fermarli. Le abitudini sono cambiate, ma possiamo governare il cambiamento. Dove vive bene il turista, vive bene anche il cittadino".
Dal confronto ĆØ emersa la necessitĆ di una vera cassetta degli attrezzi: regolamenti comunali, politiche urbanistiche mirate, incentivi selettivi, formazione, patti antisfitto e gestione dei canoni, per ricostruire un mix commerciale di qualitĆ e ridurre i conflitti tra residenti ed esercenti.
Il convegno si ĆØ chiuso con un impegno condiviso: mettere i dati al centro delle scelte per ridare futuro ai centri storici e riportarli ad essere luoghi vissuti, abitati e accessibili.