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Cagliari, il declino di piazza del Carmine e tutte le responsabilità di Massimo Zedda

Tutti i dubbi sulla gestione del sindaco di un luogo urbano di pregio del centro storico abbandonato dalle famiglie, snobbato dai turisti e teatro di aggressioni e spaccio
Ennio Neri

La situazione di incuria che caratterizza piazza del Carmine a Cagliari non rappresenta più un caso isolato, ma un sintomo di una crisi urbana profonda. Sebbene l’area non sia teatro di crimini efferati, la presenza costante di sbandati, immigrati irregolari e spacciatori di droga ne compromette la vivibilità. La piazza ospita frequentemente risse che spaventano residenti e commercianti. In questo scenario, le responsabilità politiche di Massimo Zedda, che ha governato Cagliari 10 degli ultimi 15 anni, emergono con forza, specialmente per quanto riguarda la visione strategica della città e la capacità di sottrarre questo spazio di Stampace all’abbandono sociale.


Cagliari, piazza del Carmine: l’assedio dei cantieri e la paralisi del quartiere


L’area soffre da tempo una pressione infrastrutturale insostenibile. La precedente giunta Truzzu ha lasciato in eredità una zona soffocata dai lavori in via Roma e viale Trieste. Oggi il cantiere della metropolitana in piazza Matteotti e l’imminente avvio dell’intervento per la riqualificazione secondo lotto di viale Trieste stringono il centro in una morsa.

Questi ostacoli fisici limitano l’accesso e favoriscono la nascita di zone d’ombra, dove l’illegalità e la marginalità proliferano indisturbate. La gestione di questi spazi pubblici richiede una regia che vada oltre la semplice manutenzione stradale.


Sicurezza e riqualificazione: il ruolo del sindaco


Nell'analizzare le criticità attuali, bisogna distinguere tra ordine pubblico e rigenerazione. La sicurezza non deriva esclusivamente dalla repressione, ma anche dalla creazione di spazi di qualità capaci di attrarre cittadini e turisti.

Se il primo fronte coinvolge direttamente anche il Prefetto (e la zona rossa qualche miglioramento l’ha portato), nella partita della riqualificazione il primo cittadino gioca un ruolo da protagonista.

Zedda ha dimostrato in passato di saper attivare investimenti privati, come accaduto in piazza Garibaldi, nel corso Vittorio Emanuele II o sul lungomare Poetto. Tuttavia, il fallimento nel replicare questi modelli in piazza del Carmine pesa come un macigno sulla sua attuale gestione amministrativa.


La fuga delle attività


E’ risaputo dai tempi della formulazione della “teoria delle finestre rotte”: dove regna l'incuria, il degrado sociale accelera. I segnali sono inequivocabili: la nota pizzeria Zero Gravity ha abbandonato palazzo Vivanet, un edificio storico (di proprietà dell’Ersu) ancora ingabbiato dai ponteggi.

Anche palazzo Binaghi-Pizzorno (di proprietà del Comune di Cagliari), l'ex sede della cartoleria Caide, resta una ferita aperta nel tessuto urbano, chiuso da anni e mai terminato. Persino le Poste Centrali devono ricorrere a reti metalliche per proteggere i pedoni da eventuali crolli della facciata. Nel frattempo, le vie limitrofe sprofondano: via Malta appare cristallizzata a trent'anni fa, mentre il vicolo del Tar (mai attivato il collegamento con via Angioy) e via Tavolara fungono da rifugio per tossicodipendenti e discariche di rifiuti.

Questo panorama di decadenza architettonica rischia di allontanare gli investimenti nel futuro di questo tassello di Stampace basso (anche se è imminente l’apertura di una nuova pizzeria, pronta a lanciare una sfida al degrado).


Proposte mancate e aree abbandonate al loro destino
Il rilancio della zona richiederebbe scelte coraggiose rimaste finora nel cassetto. La pedonalizzazione del tratto tra via Maddalena e via Crispi, utile a restituire respiro alla piazza, non ha mai trovato attuazione pratica. Manca inoltre un accordo concreto con la Regione per l'apertura serale dei parcheggi regionali al pubblico, misura fondamentale per sostenere il commercio locale. Senza un intervento immediato che affronti queste mancanze, il centro di Cagliari rischia di scivolare verso un declino irreversibile.

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