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Emergenza sicurezza a Cagliari: “Famiglia aggredita in piazza del Carmine da una donna”

La testimonianza degli imprenditori Filippo Candio e Stefano Lai. La donna, protagonista anche di spogliarelli tra le panchine, bloccata a fatica
Paolo Rapeanu

Tensione nel centro di Cagliari torna a farsi sentire, ma questa volta il dibattito si sposta dal piano della sicurezza a quello della dignitĆ  umana e dell'assistenza sanitaria. Al centro della vicenda, l'ennesimo episodio di instabilitĆ  che ha visto protagonista una giovane donna in evidente stato di alterazione psichica tra Viale Trieste e Via Roma. A testimoniare l'accaduto sono due noti imprenditori cittadini, Filippo Candio e Stefano Lai, entrambi coinvolti in un’aggressione che ha rischiato di trasformarsi in tragedia sotto gli occhi dei passanti.

Sicurezza Cagliari, il racconto di Filippo Candio: "Basta sciacallaggio, serve assistenza"

Filippo Candio, che in Viale Trieste ha la propria sede lavorativa, ha vissuto in prima persona i momenti di paura. La sua posizione, tuttavia, ĆØ netta: rifiuta la retorica della "remigrazione" forzata o della critica indiscriminata all'immigrazione per concentrarsi sulla gestione della salute mentale nel servizio pubblico.

"Sarebbe troppo facile oggi postare le immagini pietose che abbiamo visto nella trasmissione TV 'Fuori dal Coro' e sparare a zero sull'immigrazione. Non fa per me", esordisce Candio. "Sarebbe facile spingere sul problema della remigrazione grazie a quelle immagini impietose di Viale Trieste, dove io di fatto ho la mia casa lavorativa. Ma la verità è che non tutto deve essere remigrazione e non tutto si risolve così."

L'imprenditore racconta di aver assistito, insieme al collega Stefano Lai, a un'aggressione ai danni di una coppia con un passeggino. "Ho chiamato i carabinieri che mi hanno risposto di rivolgermi al Comune perché più di tanto loro non possono fare, e hanno pure ragione". Candio rivolge poi un appello diretto alla politica locale: "Le persone con problemi mentali vanno aiutate. Giovanni Porrà, non la butto in caciara, abbi pazienza, tu che ci passi come me tutti i giorni e che sei consigliere comunale: potete intervenire? Non può stare in mezzo alla strada. Chi ha parlato di 'spaccio e spogliarello' non ha avuto cuore. La persona in questione è malata e nessuno la aiuta. Forse la barca è piena? Quelli non sono spogliarelli, sono grida di aiuto".

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Stefano Lai: "Ho subito un'aggressione, ma quella donna ĆØ una vittima"

Sulla stessa linea di pensiero si pone Stefano Lai, che ha vissuto lo scontro fisico in prima persona. Lai ĆØ stato colpito dalla donna, ma la sua reazione ĆØ stata di estrema luciditĆ  e compassione, mettendo al primo posto l'umanitĆ  rispetto alla cronaca spicciola.

"Proviamo per un attimo a mettere da parte il tema dell'indecenza o della pericolosità: tutto questo esiste, ma non è ciò che più mi colpisce", spiega Lai. "A me fa male vedere una persona in queste condizioni. Questa ragazza sta male. Mi ha aggredito fisicamente, ma ho scelto di lasciar correre. Non avrebbe avuto alcun senso umano o morale reagire contro una donna in quello stato."

Lai descrive con preoccupazione la dinamica dell'evento: dopo aver colpito lui, la donna si ĆØ scagliata contro una famiglia. "Il padre ha reagito, comprensibilmente, e si stava creando una situazione pericolosa. L’ho fermato io, perchĆ© non aveva senso che anche lui si mettesse nei guai, mentre lei impugnava una bottiglia. Non siamo davanti a 'un'aggressora', ma davanti a una vittima. Una persona fragile che vedo ogni giorno tra Piazza del Carmine e Via Roma."

L'appello alle istituzioni: tra decoro urbano e solidarietĆ 

Il grido che si leva dal centro di Cagliari è unanime: la sicurezza dei cittadini e il decoro urbano non possono prescindere dalla presa in carico delle fragilità sociali. "Non so di chi sia la competenza precisa", conclude Stefano Lai, "ma lasciarla così non è degno di una comunità civile. Non per il decoro di una piazza, ma per il rispetto dovuto a una persona che soffre. Chi ha responsabilità e strumenti intervenga."

La vicenda solleva interrogativi urgenti sull'efficacia dei servizi di igiene mentale e sulla capacitĆ  del Comune di Cagliari di gestire situazioni di estrema marginalitĆ  che, se ignorate, rischiano di sfociare in episodi di violenza irreparabile.

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