Sardegna, calo demografico e record denatalità: i dati Istat
Il volto demografico della Sardegna cambia rapidamente, scivolando verso un inverno demografico che sembra non conoscere sosta. I dati diffusi oggi dall’Istat, basati sul Censimento della popolazione, rivelano che nel 2024 i residenti nell’Isola sono scesi a 1.562.381 individui. Si tratta di una perdita secca di oltre ottomila persone in soli dodici mesi. Il calo demografico in Sardegna appare ormai strutturale: il saldo naturale, ovvero la differenza tra chi nasce e chi muore, segna un profondo rosso di 11.467 unità, un vuoto che i flussi migratori dall’estero non riescono minimamente a colmare.
Record negativo di nascite e fecondità al minimo
Il dato più allarmante riguarda la natalità. L’Isola detiene oggi il primato nazionale per il minor numero di figli: il tasso di fecondità si è fermato a 0,91 figli per donna, un valore sensibilmente più basso rispetto alla già critica media italiana di 1,18. Nel 2024 le culle sono rimaste vuote per molte famiglie, con appena 7.052 nuovi nati. Gli esperti indicano come cause principali di questo calo demografico in Sardegna la diminuzione delle donne in età fertile e la tendenza a posticipare la maternità. Le sarde diventano madri mediamente a 33,2 anni, superando la media nazionale.
L'Isola dei centenari e dei borghi che invecchiano
Mentre le nascite diminuiscono, l'età media della popolazione continua la sua scalata, raggiungendo i 49,2 anni. La Sardegna si conferma una terra di anziani e grandi vecchi: gli ultra-ottantacinquenni superano ormai quota 65mila, rappresentando il 4,2% del totale dei residenti. Questo processo di invecchiamento colpisce duramente soprattutto i piccoli comuni, dove l'età media tocca i 52 anni. In queste realtà, l'indice di vecchiaia sfiora valori record, con Baradili che si conferma il borgo più piccolo con soli 76 abitanti e Boroneddu che segna l'età media più alta di tutta l'Isola.
Sassari e Cagliari: le due roccaforti della resistenza
La distribuzione della popolazione evidenzia una concentrazione sempre più marcata verso i grandi poli urbani. Più della metà dei sardi risiede infatti nelle province di Sassari (30,2%) e Cagliari (26,7%), le uniche due aree che superano i 400mila abitanti e che mostrano una struttura anagrafica leggermente più giovane rispetto alle zone interne. Sassari, in particolare, si distingue per il saldo migratorio estero più elevato, segno di una maggiore capacità di attrattiva verso i nuovi residenti stranieri. Al contrario, Oristano e il Sud Sardegna si confermano le zone più anziane e fragili dal punto di vista della tenuta demografica.
Il ruolo della componente straniera
In questo scenario di contrazione, la popolazione straniera rappresenta l'unico timido fattore di ringiovanimento. Gli stranieri regolarmente censiti sono circa 54mila, con una crescita di oltre duemila unità rispetto all'anno precedente. Provengono da 156 Paesi diversi, con una netta prevalenza di comunità originarie della Romania, del Senegal e del Marocco. Questi nuovi residenti contribuiscono a mitigare il calo demografico in Sardegna, specialmente nelle province maggiori, dove la loro concentrazione è più elevata. Tuttavia, il loro apporto non basta a invertire una tendenza che vede l'Isola perdere abitanti, vitalità e futuro nei suoi centri più piccoli