Undici algerini migranti in cerca di futuro migliore, il salvataggio del barchino di Mirko Serra nel sud Sardegna
Non ci sono riflettori, non cāĆØ il tappeto erboso di Annaba e non cāĆØ il tifo assordante degli spalti. Eppure, a due miglia dalla costa sud-occidentale della Sardegna, ĆØ andata in scena la “partita” più importante della vita. Il campo di gioco ĆØ un barchino alla deriva; gli atleti sono undici ragazzi algerini con il fiato corto e il motore in avaria; lāarbitro, trasformatosi per l’occasione in allenatore e soccorritore, ĆØ Mirko Serra, guida di pesca sportiva che quella mattina non cercava tonni, ma ha trovato destini.
Lāimpatto nel blu: lāavaria che ferma il tempo
Quegli undici ragazzi avevano navigato per ventiquattro ore filate, con lāorizzonte che sembrava non arrivare mai. Poi, a un passo dal traguardo, il silenzio: il motore cede, la barca si ferma, lāinerzia della corrente diventa lāunica bussola.
Quando il gommone di Mirko Serra ha intercettato quel guscio di noce, lāatmosfera non era quella del dramma cupo, ma quella di una stanchezza infinita mista a un barlume di sollievo. Erano lƬ, bloccati nel “nulla” che precede la terra ferma, con la costa sarda che giĆ profumava di macchia mediterranea ma restava irraggiungibile.
Non sono "numeri", non ĆØ "carico residuale". Sempicemente, un barchino di migranti.
Lāetica della guida: "Sarei il primo a salire su quel barchino di migranti""
La reazione di Mirko Serra rompe gli schemi del dibattito politico spesso ferocemente polarizzato. La sua non ĆØ la pietĆ distante del burocrate, ma lāempatia viscerale dellāuomo di mare. "Non giudico questi ragazzi" ā ha dichiarato Serra con una schiettezza che disarma ā "Se fossi nato lƬ, sarei probabilmente il primo a salire su una barca per farmi una vita."
In questa frase cāĆØ il rovesciamento del paradigma: la consapevolezza che il luogo di nascita ĆØ lāunica lotteria che decide se sarai tu a guidare un gommone per svago o se sarai tu a finire su un barchino per necessitĆ . Mentre si attendeva l'arrivo delle forze dell'ordine per le procedure di rito, Serra ha fatto l'unica cosa logicamente umana: ha scelto di "festeggiarli".
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Cinque minuti di tregua: il "terzo tempo" in mezzo al mare
Per cinque minuti, il Mediterraneo ha smesso di essere un confine invalicabile ed è tornato a essere ciò che era millenni fa: una piazza. Serra ha scambiato battute con loro, ha ascoltato il racconto di quel giorno di navigazione.
Questi undici ragazzi, ora nelle mani delle autorità , portano con sé il peso di un viaggio che migliaia di loro connazionali hanno intrapreso negli anni partendo da Annaba. Ma per una volta, la cronaca non parla di naufragi o di respingimenti violenti. Parla di un incontro ravvicinato tra chi il mare lo vive per passione e chi lo affronta per disperazione, scoprendo che, in fondo, si guarda lo stesso orizzonte.
La Sardegna, con le sue coste frastagliate e la sua storia di accoglienza e isolamento, resta lì a guardare, consapevole che finché ci saranno palloni che rotolano e motori che si fermano, il mare continuerà a raccontare storie di uomini, non di fantasmi.