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Guerra all’Iran e stretto di Hormuz chiuso: danno da oltre 150 milioni per la Sardegna

Rischi per l’export sardo nei paesi del golfo Persico
Ennio Neri

Guerra in Iran: a rischio 150 milioni di export della Sardegna

La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero colpire duramente l’economia dell’isola. Il Centro Studi Confindustria Sardegna lancia un allarme chiaro: oltre ai possibili rincari energetici, la crisi geopolitica mette in pericolo fino a 150 milioni di export della Sardegna ogni anno verso i Paesi del Golfo Persico.

Il nuovo report del centro studi, intitolato ā€œL’export della Sardegna nei Paesi del Golfo Persicoā€, analizza i legami commerciali tra l’isola e gli otto Stati che si affacciano sull’area strategica attraversata dalle principali rotte energetiche e commerciali mondiali.

Non solo energia: il vero nodo ĆØ l’export

Quando si parla delle tensioni nello Stretto di Hormuz, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sulle forniture energetiche e sull’eventuale aumento dei prezzi dei carburanti. Tuttavia, secondo gli analisti del Centro Studi, l’impatto economico per la Sardegna potrebbe manifestarsi soprattutto sul fronte commerciale.

Ā«La possibile chiusura dello stretto viene letta quasi esclusivamente in chiave energetica, ed ĆØ comprensibile, ma per la Sardegna c’è un altro elemento che merita la stessa attenzione: l’exportĀ», spiega Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna.

Le ricerche mostrano infatti una forte esposizione dell’economia sarda ai mercati del Golfo, decisamente più elevata rispetto alla media italiana.

Il Golfo Persico terzo mercato estero per la Sardegna

Dal 2020 al 2025 gli otto Paesi dell’area hanno rappresentato complessivamente il terzo mercato estero della Sardegna, subito dopo Stati Uniti e Spagna.

In sei anni l’isola ha esportato verso l’area beni per 901 milioni di euro, di cui 755 milioni relativi a prodotti non petroliferi. Questa quota equivale a circa il 10% dell’export non petrolifero regionale e a quasi il 20% delle esportazioni extraeuropee.

Il confronto con l’Italia evidenzia una differenza significativa: a livello nazionale, infatti, solo il 3% dell’export non petrolifero si dirige verso questi Paesi.

Il dato conferma una forte dipendenza commerciale dell’isola da quell’area geografica.

I principali partner commerciali

Tra i mercati del Golfo emergono quattro partner fondamentali per le imprese sarde.

Il Qatar guida la classifica con oltre 300 milioni di euro di importazioni dalla Sardegna tra il 2020 e il 2025. Il Paese acquista soprattutto prodotti manifatturieri, chimici, macchinari e materiali lapidei.

Subito dopo si colloca l’Arabia Saudita, con più di 200 milioni di euro nello stesso periodo. Negli ultimi anni la domanda saudita ha mostrato una crescita marcata grazie ai prodotti chimici, ai metalli e ai macchinari industriali.

Importante anche il ruolo degli Emirati Arabi Uniti, con 83 milioni di euro cumulati e oltre 24 milioni nel solo 2025. Qui trovano spazio diversi comparti dell’economia sarda: chimica, macchinari, agroalimentare e nautica.

Nel 2025, inoltre, Arabia Saudita e Bahrein sono entrati tra i dieci Paesi che importano di più dalla Sardegna, rispettivamente con 40 e 38 milioni di euro.

I settori più esposti

Il report evidenzia una forte concentrazione settoriale delle esportazioni sarde verso l’area.

I prodotti in metallo rappresentano da soli il 43% dell’export, seguiti dai prodotti chimici con circa il 30%. Completano il quadro i prodotti petroliferi con il 17% e i macchinari con circa il 5%.

Quattro settori che insieme superano il 95% delle esportazioni complessive verso il Golfo Persico.

In termini assoluti, tra il 2020 e il 2025:

  • i prodotti in metallo hanno raggiunto quasi 400 milioni di euro di export
  • i prodotti chimici hanno superato 270 milioni di euro
  • i macchinari hanno totalizzato 46 milioni di euro

Anche comparti più piccoli mostrano una forte esposizione. Il settore farmaceutico, ad esempio, ha destinato nell’area oltre il 50% delle proprie esportazioni.

Rotte commerciali sotto pressione

La crisi legata alla guerra in Iran rischia di destabilizzare le rotte marittime del Golfo Persico. Il traffico commerciale dipende infatti in larga parte dal passaggio nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per petrolio, gas e merci.

Paesi come Qatar, Bahrein, Kuwait e Iraq dipendono quasi totalmente da questa via marittima per i propri scambi internazionali. Eventuali blocchi o limitazioni potrebbero rallentare il commercio e generare effetti a catena sulle esportazioni sarde.

Paradossalmente, il report evidenzia un’esposizione molto limitata della Sardegna sul fronte delle importazioni. Meno del 3% del petrolio greggio che arriva nell’isola proviene da quest’area.

Il vero rischio riguarda quindi le vendite verso quei mercati, che per molte imprese rappresentano uno sbocco strategico.

Un rischio economico spesso sottovalutato

Il documento del Centro Studi invita istituzioni e imprese a monitorare attentamente l’evoluzione della crisi in Medio Oriente.

La Sardegna, più di altre regioni italiane, dipende da alcuni mercati del Golfo per sostenere la crescita dei propri settori industriali. Una prolungata instabilitĆ  nell’area potrebbe rallentare ordini, contratti e investimenti.

In gioco non ci sono soltanto le dinamiche geopolitiche internazionali, ma anche la tenuta di una parte significativa dell’economia regionale e delle sue prospettive di sviluppo.

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