Nel 2025 la Sardegna registra 225 episodi di violenza contro operatori sanitari e socio-sanitari durante l’esercizio delle loro funzioni. Il dato emerge dal monitoraggio regionale realizzato nell’ambito dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (ONSEPS) e fotografa una realtà complessa che coinvolge ospedali e servizi territoriali dell’isola.
Il report evidenzia 292 operatori coinvolti, con una netta prevalenza femminile: 174 donne e 96 uomini. Alcune segnalazioni non riportano tutte le informazioni anagrafiche, soprattutto nei casi in cui l’episodio riguarda più professionisti contemporaneamente.
Il fenomeno riguarda esclusivamente il settore pubblico, mentre nel privato accreditato non risultano aggressioni segnalate nel periodo di riferimento.
Infermieri le principali vittime
Tra le categorie professionali coinvolte, il dato più significativo riguarda la professione infermieristica. Gli infermieri risultano infatti i più colpiti con 162 segnalazioni, un numero nettamente superiore rispetto alle altre figure sanitarie.
Seguono i medici chirurghi, con 53 episodi, e gli operatori socio-sanitari (OSS), con 43 casi. Più marginale il coinvolgimento di altre figure professionali come farmacisti, personale di front office o operatori di supporto.
Questi numeri confermano una dinamica già osservata a livello nazionale: gli infermieri, spesso in prima linea nell’assistenza diretta ai pazienti, risultano più esposti a situazioni di tensione e conflitto all’interno delle strutture sanitarie.
Aggressioni soprattutto verbali
La forma di violenza più diffusa resta quella verbale. Il monitoraggio segnala infatti 204 episodi di aggressione verbale, pari alla grande maggioranza dei casi registrati.
Gli episodi di violenza fisica risultano invece 85, mentre 21 aggressioni hanno riguardato danni o atti contro la proprietà.
Il quadro evidenzia quindi un clima di forte pressione nei confronti degli operatori sanitari, che spesso devono affrontare minacce, insulti o atteggiamenti intimidatori durante lo svolgimento delle proprie attività professionali.
Pazienti responsabili nella maggioranza dei casi
Dall’analisi dei dati emerge che nella maggior parte degli episodi l’aggressore è direttamente legato al percorso di cura. In 162 casi su 225 la violenza proviene infatti da utenti o pazienti.
Seguono 59 episodi attribuiti a parenti, caregiver o conoscenti, mentre soltanto 4 aggressioni risultano compiute da persone estranee al contesto sanitario.
Questo elemento conferma come il fenomeno sia strettamente connesso alle tensioni che possono nascere durante l’assistenza sanitaria, soprattutto nei contesti più delicati.
Reparti psichiatrici e pronto soccorso tra i più esposti
Il monitoraggio individua con chiarezza anche i contesti assistenziali più critici. Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) risulta il setting maggiormente coinvolto con 73 episodi.
Seguono il Pronto Soccorso, con 53 casi, e le aree di degenza ospedaliere, con 45 segnalazioni.
Altri episodi si registrano in ambulatori, servizi per le dipendenze e strutture territoriali, mentre 11 aggressioni risultano avvenute in istituti penitenziari. Numeri più limitati riguardano aree comuni degli ospedali o servizi territoriali specifici.
La concentrazione nei reparti psichiatrici e nei pronto soccorso conferma la maggiore esposizione al rischio nei servizi che gestiscono emergenze, disagio mentale o situazioni ad alta complessità clinica e sociale.
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Aggressioni soprattutto nei giorni feriali e al mattino
Dal punto di vista temporale, gli episodi di violenza si verificano prevalentemente nei giorni feriali, con 192 segnalazioni, mentre 32 casi si registrano nei giorni festivi.
La fascia oraria più critica risulta quella mattutina, con 104 episodi, seguita dal pomeriggio con 73 casi e dalla sera-notte con 48 segnalazioni.
Questo andamento appare collegato ai momenti di maggiore affluenza e attività nelle strutture sanitarie, quando l’interazione tra pazienti, familiari e personale diventa più intensa.
Un fenomeno sotto osservazione
Il monitoraggio regionale rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere la portata della violenza contro gli operatori sanitari, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti.
La raccolta sistematica dei dati consente infatti di individuare le aree più a rischio, le categorie professionali più esposte e le circostanze in cui si verificano gli episodi di aggressione.
L’obiettivo resta quello di rafforzare le strategie di prevenzione, migliorare la sicurezza nei luoghi di cura e garantire condizioni di lavoro più sicure per il personale sanitario che ogni giorno opera a contatto diretto con i pazienti.