I dazi di Donald Trump spaventano Cagliari.
Il mondo dell’artigianato e della micro, piccola e media impresa è scosso dalle ripercussioni dei dazi.riflette una situazione che potrebbe colpire il sistema produttivo sardo.
Le imprese sarde, infatti, temono che oltre al danno dei dazi, la parte peggiore della situazione potrebbe arrivare dall’effetto paura che inciderebbe sulle scelte.
I dazi di Trump spaventano Cagliari
Ecco il dossier elaborato dall’Ufficio studi di Confartigianato Imprese Sardegna su dati Istat di aprile 2025.
I rapporti economici tra regione e Stati Uniti hanno totalizzato 492 milioni di euro.
Alimentari, prodotti in legno e metallo, pelletteria, abbigliamento e tessile, mobili e ceramiche.
Ma, anche, semilavorati lapidei, prodotti chimici, macchinari e attrezzature hanno raggiunto un mercato ricco e sempre attento alle produzioni italiane e sarde.
I dati provinciali dicono che Cagliari ha esportato per 344 milioni.
All’interno di questi numeri, 118 milioni di euro sono rappresentati dall'export manifatturiero, al netto dei prodotti energetici,
E poi, 85 milioni di euro di export sono rappresentati dalle esportazioni sarde di prodotti realizzati in tanti settori.
Eccoli: alimentare, tessile, abbigliamento, calzature, legno, mobili, prodotti in metallo, gioielleria e altre manifatture.
Gli Stati Uniti rappresentano un importante mercato di riferimento per le imprese della Sardegna, classificandosi come terzo mercato di riferimento dopo Francia e Spagna.
Alle aziende preoccupa anche l’effetto domino che i dazi potrebbero innescare, facendo alzare l’inflazione e mettendo in difficoltà tutta la filiera economica che in Europa gioca la partita più importante.
“Si rischia che ad avere le maggiori ricadute dai dazi siano proprio le piccole imprese artigiane che negli ultimi anni si sono aperte con forza verso l’internazionalizzazione", afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna".
"Ricordiamo come gli Usa siano stati negli ultimi anni un mercato di riferimento anche per attività produttive di limitate dimensioni ma produttrici di eccellenze come alimentari, moda, legno, metalli, nautica, sughero”.
“In questo momento noi artigiani sardi siamo chiamati a rimboccarci le maniche, mantenere la calma e dare una mano alle istituzioni".
"Però è necessario che la politica, così come accaduto in altri momenti di crisi, come per esempio conflitti internazionali, pandemia o aumento di energia, venga incontro alle imprese sostenendole nell’ammortizzare impatti negativi in termini di vendite”.
“Detto questo, dobbiamo renderci conto che il mondo, soprattutto quello economico, come lo abbiamo conosciuto in questi ultimi 80 anni, non esiste più", insiste.
"Per questo è necessario attivarsi subito, anche dalla Sardegna, sia per trovare nuovi mercati, come l’India, l’Asia e il Sud America, sia per aumentare le capacità competitive delle imprese".
Imprese che "dovranno puntare sempre più sull’innovazione, sui brevetti e sulla conoscenza, tutte fasi aziendali che avevano 'appaltato' alle grosse major d’oltreoceano".
Poi l’invito di Confartigianato Sardegna alla Giunta Regionale: “La nostra proposta è che si attivi, con le imprese, un piano d’emergenza export che funga da coordinamento e collettore d’idee per affrontare la crisi".
Meloni chiarisce: "In ogni caso, prima che i dazi sprigionino i loro effetti abbiamo qualche settimana di tempo da sfruttare. Quindi chiediamo ora una risposta adeguata, un forte segnale, in difesa delle Pmi”.
Per l'associazione artigiana, l’obbiettivo in prospettiva di questo cambiamento è anche quello di rendere più attrattivo e dinamico il territorio sardo.
Come? "Offrendo serie di servizi e infrastrutture come energia adeguata e a basso costo, messa in sicurezza delle aree fragili, sostegno agli investimenti e semplificazioni burocratiche".
“Se l’Europa non rilancia la domanda interna, le nostre imprese artigiane, che sono parte essenziale di queste filiere, rischiano di pagare un prezzo altissimo", aggiunge Meloni.
"Le sfide commerciali si vincono garantendo la libera circolazione delle merci. Vanno sostenuti i processi di negoziazione in ambito europeo per evitare una escalation della guerra commerciale".
"Le nostre imprese devono intensificare gli sforzi per assicurare l’alta qualità della manifattura made in Italy, arma vincente e distintiva che i mercati sanno riconoscere ed apprezzare”.
Occorre investire, infine, su export, formazione e strategie di internazionalizzazione.
"Le PMI devono adattarsi puntando su eccellenza e specializzazione, diversificando i mercati e cogliendo opportunità nei Paesi emergenti”.