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Viaggio odissea negli ospedali di Cagliari, tra attese infinite e notti insonni

Da una tarda serata sino all’alba “registrata” al Policlinico di Monserrato, “fotocopia” del Brotzu per la crisi della sanità: “Il personale non ha colpe, è la politica che non fa nulla”
La Redazione


Notte al pronto soccorso del Policlinico di Monserrato: attese infinite e pazienti allo stremo


La testimonianza di un cittadino a Cagliari News racconta ore di attesa, carenza di personale e disagi tra fame, dolore e incertezza. Una notte qualunque, un martedì 31 marzo 2026 senza emergenze apparenti, si trasforma in un’esperienza logorante per decine di pazienti al pronto soccorso del Policlinico di Monserrato. Nessuna ambulanza in arrivo, nessun codice rosso segnalato. Eppure, la sala d’attesa è piena e i tempi si dilatano oltre ogni previsione.

Alle 20 l’ingresso di un paziente con sospetta frattura costale. M.S. 50enne di Sinnai. Ma c’è chi attende dalle 11 del mattino. A mezzanotte, la situazione è invariata: circa trenta persone in attesa, poche informazioni e un senso crescente di abbandono. Secondo quanto riferito dai presenti, un solo medico sarebbe in servizio per gestire l’intero flusso.

Attese senza assistenza negli ospedali di Cagliari: “Colpa di chi governa la sanità”

Il problema non è solo il tempo, ma anche la mancanza di assistenza minima. Nessuno che si avvicini per chiedere se i pazienti abbiano bisogno di acqua o supporto. Tra i presenti, anziani in difficoltà, persone visibilmente sofferenti, qualcuno costretto a sdraiarsi sulle poltrone per l’impossibilità di restare in piedi.

La tensione cresce con il passare delle ore. Alcuni giovani, stremati dalla fame, stando al nostro testimone, ordinano cibo a domicilio, ma vengono fermati all’ingresso dal personale di vigilanza e costretti a rinunciare. Un episodio che contribuisce ad aumentare la frustrazione generale.

Il racconto descrive un ambiente in cui il disagio fisico si somma a quello psicologico. “Questa è la sanità in Sardegna?”, si chiedono i presenti, tra amarezza e ironia, mentre qualcuno ipotizza distrazioni legate ad altri eventi della serata.

Tra percezioni e realtà

Non mancano accuse e riflessioni più dure sul funzionamento del sistema sanitario. Si parla di carenza di personale, gli operatori fanno il possibile, impossibile incolparli, anzi, vanno elogiati per ciò che riescono a fare. Un quadro che, seppur basato su percezioni raccolte in sala d’attesa, evidenzia una sfiducia diffusa nei confronti dei "piani alti" della Regione.

Nel racconto emerge qualche elemento positivo, come la cortesia di una dottoressa, che informa il paziente del suo codice azzurro e lo invita ad avere ancora pazienza. Un segnale di umanità.

Una notte che non finisce

Le ore scorrono lentamente. Solo intorno alle 3 arriva il momento della radiografia per il paziente con sospetta frattura: "La dottoressa è stata cortese e gentile, nonostante fosse stremata dalla situazione, mi ha invitato ad avere pazienza". Nel frattempo, il numero di persone all’interno del pronto soccorso diminuisce, segno che qualcosa inizia a muoversi. I pazienti vengono smaltiti con maggiore rapidità, anche se resta incerta la situazione nella sala d’attesa esterna.

Quella che doveva essere una semplice serata si trasforma così in un lungo percorso a ostacoli. Una testimonianza, quella di M.S., 50enne di Sinnai, corredata di foto e video, che riporta al centro del dibattito pubblico il tema delle condizioni nei pronto soccorso sardi, tra carenze strutturali, organizzazione e qualità dell’assistenza.

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