Sardi bloccati in Vietnam: proteste contro l’ambasciata italiana
Una cittadina sarda rimasta bloccata in Vietnam denuncia una situazione di forte difficoltà e accusa le istituzioni italiane di non aver fornito assistenza concreta ai connazionali in viaggio all’estero. La vicenda emerge da una lettera inviata da Antonella Ledda, originaria di Cagliari, che racconta i giorni di incertezza vissuti dopo la cancellazione del volo di rientro per l’Italia a causa della crisi internazionale legata al conflitto in Medio Oriente.
La donna descrive una condizione di isolamento e mancanza di supporto da parte delle autorità italiane presenti nel Paese asiatico e chiede chiarimenti sul ruolo delle rappresentanze diplomatiche nei confronti dei cittadini in difficoltà.
Il volo cancellato e l’attesa di aiuto
Secondo quanto racconta Ledda, il problema è nato dopo l’annullamento del volo che avrebbe dovuto riportare lei e altri italiani in patria.
La cancellazione del collegamento aereo ha lasciato diversi viaggiatori senza soluzioni immediate per rientrare in Italia. In quella situazione, la cittadina sarda ha cercato supporto presso l’ambasciata italiana ad Hanoi, capitale del Vietnam.
La risposta ricevuta, secondo il suo racconto, si sarebbe limitata a una manifestazione di solidarietà senza però indicare soluzioni pratiche.
«Ci siamo trovati in una situazione di abbandono totale», spiega Ledda nella lettera inviata alle istituzioni.
Le difficoltà sanitarie e linguistiche
Tra le criticità segnalate compare anche un problema sanitario. La cittadina racconta di aver chiesto aiuto all’ambasciata per acquistare farmaci che richiedono prescrizione medica, ma di non aver ricevuto indicazioni utili.
Secondo quanto riferito, la barriera linguistica ha reso difficile anche l’accesso ai servizi sanitari locali.
Ledda esprime sorpresa per l’assenza di un punto di riferimento medico collegato alla rappresentanza diplomatica.
«Risulta difficile credere che l’ambasciata non abbia un medico di riferimento al quale indirizzare i cittadini», scrive nella sua denuncia.
Le comunicazioni del portale Viaggiare Sicuri
La cittadina racconta inoltre di essersi registrata ai servizi informativi del portale Viaggiare Sicuri, il sistema utilizzato dal Ministero degli Affari Esteri per informare i viaggiatori italiani all’estero.
Nonostante le iscrizioni ai servizi di aggiornamento, le comunicazioni ricevute sarebbero risultate generiche e non utili per risolvere la situazione concreta.
Anche i tentativi di contattare l’Unità di crisi della Farnesina tramite e-mail non avrebbero ottenuto risposta.
Amici e parenti in Italia hanno inviato ulteriori richieste di assistenza, ma secondo il racconto della donna nessuna comunicazione ufficiale sarebbe arrivata.
- Leggi anche: Crocieristi di Cagliari bloccati a Dubai, la svolta: “Torneranno in Sardegna con dei charter”
Il rientro grazie a un’agenzia privata
La soluzione al problema è arrivata soltanto grazie all’intervento di un’agenzia di viaggi di Cagliari.
Secondo quanto raccontato da Ledda, la titolare dell’agenzia avrebbe lavorato «notte e giorno» per trovare una soluzione di rientro.
La cittadina sarda e gli altri viaggiatori coinvolti riusciranno così a tornare a Cagliari mercoledì sera, grazie a un nuovo itinerario di viaggio organizzato privatamente e sostenuto economicamente dagli stessi passeggeri.
La donna definisce l’impegno dell’agenzia «quasi eroico», sottolineando come l’aiuto sia arrivato dal settore privato e non dalle istituzioni.
La domanda alle istituzioni
Nella lettera Antonella Ledda rivolge una domanda diretta alle autorità italiane.
«Cosa deve aspettarsi un cittadino sardo dai rappresentanti dello Stato all’estero?», chiede.
La cittadina mette in discussione il ruolo delle ambasciate e delle rappresentanze diplomatiche quando i cittadini affrontano situazioni di emergenza.
«Le ambasciate sono luoghi previsti solo per incontri diplomatici oppure devono rappresentare un supporto concreto per chi si trova in difficoltà?».
La richiesta di far emergere il caso
La donna conclude la sua denuncia chiedendo che la vicenda venga portata all’attenzione delle istituzioni italiane.
Secondo Ledda, la situazione dimostrerebbe una grave assenza dello Stato italiano nell’assistenza ai cittadini all’estero durante una crisi internazionale.
Per questo motivo invita le autorità a far emergere il problema e a chiarire quali strumenti di supporto siano realmente disponibili per gli italiani che si trovano lontano dal Paese in situazioni di emergenza.
Il caso solleva così interrogativi sul funzionamento della rete diplomatica e sulle procedure di assistenza per i cittadini italiani all’estero durante eventi geopolitici che possono influenzare i collegamenti internazionali.