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Sardegna “invasa” da 41bis, tutti contrari: “Inaccettabile l’arrivo dei detenuti nelle nostre carceri”

Arriva, forte, anche la voce di Cgil, Cisl e Uil contro l’Isola “Cayenna” di Stato
Paolo Rapeanu

41bis, i sindacati contro l’imposizione: ā€œLa Sardegna non può pagare scelte calate dall’altoā€

“Lo Stato non può ricordarsi della Sardegna soltanto quando c’è da risolvere un problema scaricandole addosso un onere senza valutarne le conseguenze”. Con queste parole i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Fausto Durante, Pier Luigi Ledda e Fulvia Murru, intervengono con forza nel dibattito sul trasferimento dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis nelle carceri sarde di Bad’e Carros, Bancali e Uta. Una scelta che i sindacati giudicano inaccettabile e che apre un fronte di forte tensione tra il territorio e il governo nazionale.

Una decisione definita ā€œprofondamente scorrettaā€
La posizione delle organizzazioni sindacali ĆØ netta: contrarietĆ  totale e disponibilitĆ  alla mobilitazione. Il trasferimento dei detenuti in 41-bis viene definito ā€œuna decisione profondamente scorretta, sproporzionata e lesiva del territorio e dei diritti collettivi dei cittadini sardiā€. Da qui l’appello rivolto al governo e al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinchĆ© la scelta venga rivista. Secondo Cgil, Cisl e Uil, la misura si configura come un’imposizione che ignora una presa di posizione ormai sostanzialmente unanime di istituzioni regionali, forze sociali e politiche, movimenti e associazioni.

Durante, Ledda e Murru richiamano il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. ā€œChi governa a Roma ha la responsabilitĆ  di praticare il confronto e costruire soluzioni condivise senza mortificare le istanze delle Regioni – sottolineano – altrimenti si rischia di compromettere non solo il dialogo istituzionale, ma la stessa coesione del Paeseā€.

InsularitĆ  e marginalizzazione, una ferita aperta
La scelta appare ancora più grave perchĆ© riguarda una Regione a Statuto speciale che da anni chiede il riconoscimento concreto delle disparitĆ  strutturali legate alla condizione di insularitĆ . ā€œAnzichĆ© dare piena attuazione al principio di insularitĆ  riconosciuto dalla Costituzione, il governo nazionale mortifica le prerogative della Sardegnaā€, denunciano i sindacati. Il timore ĆØ che si riproponga una logica storica di isolamento e marginalizzazione, con l’Isola trattata come luogo distante e funzionale a ciò che il resto del Paese non vuole o non riesce a gestire.

Il peso sul sistema penitenziario e sui lavoratori
A preoccupare Cgil, Cisl e Uil ĆØ anche la tenuta del sistema penitenziario regionale. Le carceri sarde soffrono giĆ  oggi di carenze di organico, criticitĆ  organizzative e carichi di lavoro elevati per la polizia penitenziaria e per il personale civile. L’eventuale concentrazione di detenuti in regime di 41-bis comporterebbe un ulteriore aggravio sotto il profilo della sicurezza, dell’organizzazione dei servizi e della sostenibilitĆ  complessiva delle strutture, senza che risultino previsti investimenti straordinari adeguati in personale, tecnologie e supporti logistici.

Scelte di questa portata, ribadiscono i sindacati, non possono essere assunte ignorando l’impatto sulle comunitĆ  locali, sull’equilibrio del sistema penitenziario regionale e sul diritto dei lavoratori a operare in condizioni di sicurezza e dignitĆ  professionale. ā€œTrasformare la Sardegna in un polo nazionale di alta concentrazione detentiva – concludono Durante, Ledda e Murru – significa scaricare sull’Isola un peso non discusso nĆ© condiviso, alimentando una visione emergenziale e centralistica lontana da qualsiasi logica di programmazione responsabileā€.Sposta in altoSposta in bassoAttiva/disattiva il pannello: Firma FrontendFirmaLa RedazionePubbliredazionaliNecrologiPaolo RapeanuGianmarco CossuEnnio NeriSusanna PudduChiara SulisSposta in altoSposta in bassoAttiva/disattiva il pannello: Webpushr Notification

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