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Referendum sulla giustizia, il sindaco di Cagliari: “Voto no, il Governo Meloni vuole controllare la magistratura”

VIDEO- Massimo Zedda invita ad andare a votare e stronca l’iniziativa promossa soprattutto dal centrodestra: “Non risolverà i problemi”
Paolo Rapeanu

Referendum sulla giustizia, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda: “Voto no”

Il dibattito sul referendum in materia di giustizia si accende anche a livello locale. e a prendere posizione è il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, che annuncia senza esitazioni il proprio orientamento: “Voto no”. Una scelta netta, accompagnata però da un invito chiaro alla partecipazione democratica: “È importante andare a votare”.

“Andare alle urne è fondamentale”

Zedda sottolinea innanzitutto il valore della partecipazione: “Invito tutti i cittadini ad andare alle urne domenica 22 marzo, ricordo che c’è tempo anche sino alle 15 di lunedì 23″. Il sindaco evidenzia come il referendum rappresenti uno strumento centrale della democrazia diretta, da non disertare, soprattutto su temi delicati come quello della giustizia.

“Il Governo vuole mettere sotto controllo la magistratura”

Nel merito, però, la posizione del primo cittadino è fortemente critica. “Non condivido questa iniziativa – spiega – perché ritengo che il Governo voglia mettere sotto controllo la magistratura”. Un’accusa pesante, che riflette le preoccupazioni di una parte del fronte politico e istituzionale rispetto alle possibili conseguenze della riforma.

"Questo referendum non ha nulla a che fare con la giustizia, i problemi non verranno risolti. Si poteva intervenire su tanti temi, potenziando la videosorveglianza o curare di più iniziative sociali e legate all'istruzione per avere maggiore serenità."

Secondo Zedda, il rischio è quello di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, compromettendo l’autonomia della magistratura, principio cardine dell’ordinamento democratico.

“Non risolve i veri problemi della giustizia”

Il sindaco insiste poi sull’efficacia concreta del referendum: “Questo intervento nulla ha a che fare con i problemi reali della giustizia”. A suo avviso, le criticità del sistema giudiziario italiano restano irrisolte: tempi lunghi dei processi, carenze di organico, difficoltà organizzative.

“Si poteva intervenire su tanti temi – aggiunge – come il funzionamento della macchina giudiziaria o il potenziamento delle strutture, per avere maggiore efficienza e garantire diritti ai cittadini”.

“Una scelta che crea imbarazzo”

Zedda non nasconde inoltre un certo disagio rispetto al contesto politico in cui nasce il referendum: “Le ultime vicende del Governo creano diversi imbarazzi”. Senza entrare nei dettagli, il riferimento è a tensioni e polemiche che hanno coinvolto il rapporto tra politica e magistratura negli ultimi mesi.

“Proprio per questo – conclude – ritengo sbagliato intervenire in questo modo. Per tutte queste ragioni, voterò no”.


Le parole del sindaco di Cagliari si inseriscono in un confronto sempre più acceso a livello nazionale. Il referendum sulla giustizia continua a dividere politica e opinione pubblica, tra chi lo considera un passo necessario e chi, come Zedda, lo giudica inefficace e potenzialmente dannoso.

Nel frattempo, resta condiviso almeno un punto: la necessità di partecipare al voto, affinché sia il corpo elettorale a decidere su una questione così cruciale per il futuro del sistema giudiziario italiano.

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