Nuraghi a Sant’Elia? Stiglitz smonta la scoperta: “Non esistono”
Cagliari torna al centro di una disputa archeologica che spacca l’opinione pubblica tra “entusiasti della riscoperta” e rigore accademico. Dopo l’annuncio del ritrovamento di due presunti nuraghi sul promontorio di Sant’Elia, l’archeologo Alfonso Stiglitz, è intervenuto con una serie di documenti per smontare l’ipotesi, definendola priva di basi scientifiche e frutto di una lettura errata delle fonti storiche.
Il “caso Taramelli” e l’importanza della grammatica
Il punto cardine della presunta scoperta poggiava su un testo del 1905 di Antonio Taramelli, celebre archeologo e studioso della Sardegna. Secondo i promotori del ritrovamento, Taramelli avrebbe confermato la presenza di nuraghi sui colli cagliaritani. Stiglitz, tuttavia, ha analizzato il brano originale evidenziando come una virgola cambi totalmente il senso della frase:
«A Cagliari esisteva certamente un villaggio preistorico, forse anche con un gruppo di nuraghi, come quelli dei colli vicini, del M. Urpino, del Capo S. Elia…»
Secondo Stiglitz, la struttura grammaticale chiarisce che l'elenco (Monte Urpinu, Sant'Elia, Is Arenas) si riferisce ai villaggi neolitici già noti all'epoca. Mentre l'accenno ai nuraghi è solo un inciso dubitativo ("forse anche"). Taramelli, insomma, ipotizzava che potessero esserci, ma non ne ha mai censito alcuno.
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Le mappe storiche: "Cisterne invisibili mappate, torri giganti no?"
L'argomentazione più forte di Stiglitz riguarda le prospezioni effettuate da Taramelli e dal topografo Filippo Nissardi tra il 1904 e il 1905. Gli scavi dell'epoca furono minuziosi. Vennero mappati resti minuscoli, come le cisterne puniche e romane o i ruderi della chiesa di Sant'Elia.
- Il paradosso: Stiglitz si domanda come sia possibile che esperti del calibro di Taramelli e Nissardi abbiano visto e disegnato cisterne sotterranee quasi invisibili. Ma abbiano completamente ignorato due torri nuragiche "alte svariati metri" a pochi passi dai loro saggi di scavo (come quello effettuato presso la Torre del Prezzemolo).
- Il fattore vegetazione: Per rispondere a chi sostiene che i nuraghi fossero coperti dalle piante, Stiglitz cita le relazioni dell'epoca e le foto storiche: il costone di Sant'Elia era completamente brullo. "Non le hanno viste semplicemente perché non erano ancora state costruite", conclude l'archeologo, lasciando intendere che si tratti di strutture moderne o riutilizzi di altra natura.
Precedenti e metodo: il "nuraghe" di Monte Urpinu
Stiglitz richiama anche il precedente del 2022 relativo a un presunto nuraghe a Monte Urpinu, sottolineando come, a quattro anni dall'annuncio, non sia mai stata pubblicata una relazione scientifica. E come i saggi della Soprintendenza abbiano smentito quell'ipotesi.
L'archeologo invita dunque a spostare il dibattito dal "clamore mediatico" e dagli attacchi personali (citando insulti ricevuti sulla sua "sardità") al piano del confronto scientifico e dei dati verificabili. Ricordando che la Cagliari nuragica esiste ed è complessa, ma va studiata con rigore e senza forzature ideologiche.