Nuovo stadio a Cagliari, Farris: “Criticità e procedura a rischio danno erariale”
Non è solo una questione di mattoni e sport, ma una complessa partita giuridica e finanziaria che rischia di infrangersi contro i tribunali europei. Giuseppe Farris, consigliere comunale di Cagliari Civica 24, ha sollevato pesanti dubbi sulla regolarità della procedura per il nuovo stadio di Cagliari, evidenziando criticità che vanno dal diritto di prelazione alla configurazione di possibili aiuti di Stato.
1. Lo scontro con l’Europa: il “diritto di prelazione”
Il primo pilastro dell’accusa di Farris riguarda la conformità normativa. Il progetto segue la “Legge Stadi”, ma si scontra con una recente sentenza della Corte di Giustizia UE (5 febbraio 2026).
«Il diritto di prelazione in capo al promotore viola i principi di parità di trattamento e concorrenza», spiega Farris. «Il rischio è l’annullamento dell’intera gara qualora un concorrente escluso sollevasse la questione dinanzi a un giudice».
2. Il nodo del canone: «Cifre irrisorie e danno erariale»
Uno dei punti più caldi riguarda il canone annuo di concessione fissato in 50.000 euro. Secondo l'analisi del consigliere, basata sui flussi di cassa previsti dal PEF (ricavi a regime per 15,7 milioni l'anno), la cifra è manifestamente sproporzionata.
- Il confronto: Un canone di mercato oscillerebbe tra 785.000 e 1,57 milioni l'anno.
- Il danno stimato: In 50 anni di concessione, il mancato introito per le casse comunali supererebbe i 36 milioni di euro.
3. L'ombra degli Aiuti di Stato
L'intervento pubblico complessivo è massiccio: 60 milioni a fondo perduto (50 dalla Regione, 10 dal Comune) più il coinvolgimento della SFIRS per un Project Bond da 30 milioni. Secondo Farris, l'operazione soddisfa i requisiti per essere definita Aiuto di Stato illegittimo ai sensi del TFUE:
- Mancata notifica: L'aiuto non è stato notificato alla Commissione Europea (violazione dell'obbligo di standstill).
- Private Investor Test fallito: «Un investitore privato non avrebbe mai erogato 60 milioni a fondo perduto per un progetto con un margine di redditività (IRR) così ridotto (7,8%) rispetto al costo del capitale», sottolinea il consigliere.
4. Rischi patrimoniali e "diritto di superficie"
Farris mette in guardia l'amministrazione anche sulla scelta del diritto di superficie per 50 anni. A differenza di una concessione d'uso, questo renderebbe il bene aggredibile dai creditori del concessionario in caso di inadempimento, sottraendo potenzialmente l'area alla sua funzione pubblica.
5. Un vizio di incompetenza?
Infine, il consigliere solleva una questione di metodo: la decisione su un'opera così impattante (50 anni di vincoli, milioni di oneri futuri e scelte di politica economica) non spetterebbe alla Giunta, ma al Consiglio Comunale.
«Una delibera di Giunta su tali temi sarebbe viziata da incompetenza e legittimamente annullabile», conclude Farris, citando una recente sentenza del Consiglio di Stato del 2025.
«Macciotta ha detto che resta un nodo da sciogliere, quello del canone ma non è così», aggiunge Farris, «resta anche il problema del diritto di superficie. Dice che il canone è esiguo, ma c'è il diritto comunitario che dice che i ricavi devono essere tra il 5 e il 10%, cioè il Cagliari Calcio deve dare almeno 780mila euro l'anno. Altrimenti si configura un danno erariale di oltre 36 milioni di euro in cinquant'anni. Ad oggi si è parlato dei 60 milioni, ma ci si scorda del bond 30 milioni della Sfirs, cioè Regione, poi esenzione dalla Tosap su tutta l'area. Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando o vogliamo raccontarci frottole?»
L'analisi inviata agli organi competenti pone ora una domanda cruciale: il Comune di Cagliari è pronto a correre il rischio di un intervento della Commissione Europea o di un ricorso che blocchi il cantiere per anni?
Il piano economico del Cagliari si basa sulla Legge Stadi (il percorso giuridico scelto dal Cagliari in Parternariato fin dal nel 2015) e sul fatto che il privato si fa carico del 70% dell'opera. La società ha sempre ribadito che senza l’equilibrio economico-finanziario dell’opera e l’indice minimo di bancabilità il progetto non è realizzabile.