“Monte Urpinu a Cagliari come Montmartre”
Scriviamo come un gruppo di frequentatori di Monte Urpinu, cittadini che ogni giorno percorrono i suoi sentieri, osservano i suoi panorami e ne ascoltano i silenzi. Monte Urpinu rappresenta uno dei luoghi più suggestivi di Cagliari, un balcone naturale affacciato sul Golfo degli Angeli, sulla Sella del Diavolo, sul Castello e sui monti di Capoterra. Eppure, accanto a tanta bellezza, oggi convivono abbandono e incuria.
Un luogo che racconta storia e natura
Il colle custodisce una storia antica. Un tempo lo chiamavano Monte Volpino, per la presenza delle volpi, prima che il barone Sanjust di Teulada avviasse, nell’Ottocento, un’importante opera di forestazione con pini d’Aleppo. Nel 1939 il Comune di Cagliari trasformò l’area in un parco urbano vivo, pensato per famiglie, sportivi e bambini. Ancora oggi il verde ospita olivastri, lecci, lentischi, carrubi e pini delle Canarie, mentre specchi d’acqua accolgono anatre, cigni e tartarughe. Pavoni, simbolo cittadino, passeggiano liberi insieme ad altri animali, in un equilibrio prezioso.
Durante la Seconda guerra mondiale, Monte Urpinu assunse un ruolo strategico come postazione antiaerea. I resti di quel periodo ricordano il dolore dei bombardamenti e il valore della memoria storica. Qui passeggiava anche Grazia Deledda, premio Nobel, ispirata da un paesaggio che ancora oggi invita alla riflessione.
Dal rumore al silenzio dell’abbandono
Dopo il conflitto, l’area ospitò attività legate alla vita notturna. Quel capitolo si è chiuso nel 2012, con la cessazione definitiva di un locale che oggi appare come un simbolo di degrado. Non chiediamo un ritorno al passato fatto di rumore e disturbo, ma una scelta diversa, più coerente con l’anima del luogo.
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Un sogno possibile di rinascita culturale: "Monte Urpinu a Cagliari come Montmartre"
Immaginiamo Monte Urpinu come uno spazio aperto all’arte e alla cultura, ispirato a esperienze europee dove creatività e natura convivono. Pensiamo a cavalletti per pittori attratti da albe e tramonti unici, aree dedicate alla lettura e alla scrittura, spazi di meditazione, tavoli per scacchi, poesia e teatro. Pensiamo a laboratori di artigianato sardo, musica acustica, incontri tra generazioni, lontani dal frastuono e vicini all’ascolto.
Un appello alle istituzioni
Rivolgiamo un appello al Comune di Cagliari: Monte Urpinu è un bene pubblico. Non lasciatelo scivolare nel silenzio dell’abbandono. Trasformatelo in un polo di rinascita culturale, capace di offrire opportunità ai giovani e di trattenere talenti in Sardegna. Dal silenzio della guerra e del degrado può nascere una nuova idea di città, più consapevole, più viva, più nostra.
Firma
Un gruppo di frequentatori di Monte Urpinu