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Mafiosi 41bis a Uta, il Governo va avanti nel silenzio: “I sardi si difenderanno in ogni modo”

La forte e chiara presa di posizione di tutti i consiglieri e cittadini del paese futuro “Cayenna” di Stato. Il sindaco Porcu: “Battaglia di tutta la regione”
Paolo Rapeanu

A Uta infornata di mafiosi del 41bis nel carcere più grande e problematico della Sardegna

Una decisione imposta, senza ascolto Il trasferimento di 92 detenuti sottoposti al regime detentivo 41 bis nel carcere di Uta continua a procedere senza alcun confronto con il territorio.

Una scelta che l’amministrazione comunale e l’intera comunitĆ  di Uta definiscono “inaccettabile per metodo e contenuti, maturata nel totale silenzio del Governo nonostante le ripetute richieste di apertura di un tavolo di confronto preventivo”. Un silenzio che pesa come una presa di distanza dalle istituzioni locali e dai cittadini, chiamati ancora una volta a subire decisioni calate dall’alto.

Le criticitĆ  ignorate: sicurezza e criminalitĆ  organizzata

GiĆ  nel luglio scorso il Consiglio comunale di Uta aveva lanciato l’allarme con una mozione che evidenziava criticitĆ  evidenti e tutt’altro che teoriche.

In primo piano il rischio di infiltrazioni della criminalitĆ  organizzata nel territorio, a fronte di un sistema di sicurezza locale ritenuto del tutto insufficiente.

Secondo l’amministrazione, le forze dell’ordine non dispongono oggi delle risorse necessarie per garantire un adeguato presidio del territorio, aggravato ulteriormente dall’arrivo di detenuti ad altissima pericolositĆ .

Carcere sotto pressione e sanitĆ  al collasso

A destare forte preoccupazione ĆØ anche il peggioramento delle condizioni di lavoro e di detenzione all’interno di un istituto estremamente delicato. Il trasferimento rischia di aggravare una situazione strutturalmente fragile, con pesanti ricadute su un sistema sanitario regionale giĆ  messo a dura prova.

Il Comune di Uta, 30 dipendenti e in difficoltĆ  nel garantire servizi adeguati ai quasi novemila cittadini, si troverebbe inoltre a gestire ulteriori adempimenti.

L’appello unanime dell'1 dicembre

Durante l’incontro istituzionale del primo dicembre, svoltosi proprio a Uta, tutte le istituzioni presenti hanno chiesto con forza di fermare ogni decisione.

Alla riunione hanno partecipato la Presidente della Regione, Consiglieri regionali, Deputati e Senatori sardi, Sindaci, la Presidente del Tribunale di sorveglianza, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati, la Garante regionale dei detenuti, rappresentanti della societĆ  civile e numerosi cittadini.

Da quell’incontro ĆØ emersa una richiesta chiara e trasversale: rispetto per la Sardegna e per i suoi territori.

Rischio idrogeologico sottovalutato A rendere ancora più esplosiva la situazione ĆØ l’attualitĆ  legata al ciclone "Harry", che ha riportato alla luce la vulnerabilitĆ  idrogeologica dell’area.

Il carcere di Uta sorge in una delle zone più esposte del territorio, a pochi chilometri da Capoterra. Il ricordo del 2018 ĆØ ancora vivo: allora l’alluvione mise in ginocchio i collegamenti e sollevò gravi criticitĆ  nella gestione dell’istituto penitenziario durante l’emergenza.

Strade isolate e scenari ad alto rischio

SP1, SP2, SS 195 e Strada Consortile: basta poco perchƩ vengano interrotte, isolando il carcere e rendendo estremamente complesso garantire sicurezza e assistenza alle oltre mille persone presenti.

L’amministrazione pone una domanda che resta senza risposta: cosa accadrebbe oggi se si rendesse necessaria l’evacuazione, anche parziale, di detenuti sottoposti al regime del 41 bis in un contesto emergenziale?

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L'Isola lasciata sola coi mafiosi 41bis verso Uta

Secondo il Comune di Uta, si sta chiedendo alla Sardegna di farsi carico di un peso enorme, dalla portata incalcolabile, senza alcun sostegno strutturato e senza garanzie concrete. Una scelta che alimenta la sensazione di essere considerati un territorio di sacrificio. Per questo il sindaco Porcu sostiene la posizione della presidente della Regione Alessandra Todde, che ha dato voce a una preoccupazione diffusa e condivisa.

Il sindaco Porcu: "Pronti allo scontro istituzionale"

Secondo il primo cittadino, "questa non ĆØ una battaglia locale ma una questione che riguarda tutta la Sardegna e l’intera classe politica regionale".

"Siamo chiamati a pretendere ascolto e rispetto prima che decisioni irreversibili vengano imposte dall’alto".

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