Guardia medica Serramanna: rifiuta visita a minore, il caso
La sanità territoriale del Medio Campidano finisce nuovamente al centro delle polemiche per un episodio che ha coinvolto un piccolo paziente e la sua famiglia. Una madre residente a Serramanna, identificata con le iniziali F.M., denuncia un trattamento degradante e il successivo diniego di assistenza presso il punto di continuità assistenziale locale. Il fatto, avvenuto nella mattinata del primo aprile, ha spinto la donna a formalizzare una protesta ufficiale dopo che il figlio minorenne, colpito da una forte crisi di tosse e da una preoccupante “fame d’aria”, è rimasto senza valutazione clinica.
Il racconto della donna tratteggia un clima di estrema tensione sin dai primi istanti dell’accesso in struttura. Secondo la testimonianza, la dottoressa in servizio avrebbe accolto i pazienti urlando direttamente dalla sala d’attesa, manifestando un atteggiamento ostile prima ancora di conoscere il quadro clinico del bambino. La madre riferisce di non aver ricevuto alcuno spazio per esporre i sintomi del figlio, trovandosi davanti a un muro di aggressività verbale che ha impedito qualsiasi tipo di dialogo professionale tra utente e operatore sanitario.
Il diniego della prestazione e le motivazioni del medico di turno
Le ragioni del comportamento, secondo quanto riportato dalla segnalazione, risiederebbero nella stanchezza accumulata dal personale durante la notte. Il medico avrebbe infatti ribadito a gran voce di aver lavorato per molte ore consecutive e di essere prossima alla conclusione del turno, invitando sprezzantemente la famiglia a rivolgersi a un pediatra di un comune limitrofo. Davanti all'insistenza della madre, preoccupata per la fame d'aria del minore, la professionista avrebbe liquidato la questione asserendo che la tosse rappresenta un disturbo comune a tutti in questo periodo.
Questo scenario ha scatenato una discussione accesa nei locali della guardia medica Serramanna rifiuta visita minore, culminata con l'allontanamento della famiglia senza che il bambino venisse auscultato o sottoposto a un controllo dei parametri vitali. La madre sottolinea con amarezza come l'aggressività della dottoressa abbia reso impossibile una normale conversazione medica, trasformando una richiesta di aiuto in uno scontro frontale che offende la dignità dei pazienti e il diritto fondamentale alle cure.
La segnalazione formale alla Asl e la richiesta di provvedimenti
F.M. non ha intenzione di lasciar cadere l'episodio nel vuoto e ha già attivato i canali istituzionali per una segnalazione formale alla Asl competente. La richiesta è chiara: l'azienda sanitaria deve verificare la correttezza dell'operato del medico e accertare se vi siano stati gli estremi per una violazione dei doveri d'ufficio e del codice deontologico. "Trattare in questo modo un minore con sintomi respiratori evidenti è un atto inaccettabile che richiede risposte immediate dalle autorità", ribadisce con forza la donna nel suo esposto.
Il caso di Serramanna riapre una ferita profonda nella gestione della medicina di prossimità in Sardegna, dove la carenza di personale e i turni massacranti spesso minano il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Se da un lato emerge il tema del sovraccarico di lavoro per i medici di continuità assistenziale, dall'altro resta prioritario l'obbligo di garantire l'accoglienza e la diagnosi, specialmente quando si tratta di soggetti fragili come i bambini. La Asl dovrà ora ricostruire i fatti e decidere se avviare un procedimento disciplinare per fare luce su una mattinata che molti residenti hanno definito come il simbolo di una sanità ormai "alla rovina".