Emergenza sanitaria a Sarroch: l’appello dei medici per l’ambiente
L’emergenza sanitaria a Sarroch riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra industria, ambiente e salute. La richiesta di intervento avanzata dal Comitato Civico per la Tutela Ambientale e della Salute di Sarroch e da Isde – Medici per l’Ambiente Sardegna nasce dalla segnalazione di una situazione di grave rilevanza sanitaria. I medici evidenziano l’esposizione di minori a composti organici volatili potenzialmente cancerogeni, in particolare nei pressi della scuola elementare del paese. Sarroch e il territorio circostante rientrano nel Sito di Interesse Nazionale del Sulcis-Iglesiente-Guspinese, un’area segnata da decenni di contaminazione.
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Le radici di una crisi lunga mezzo secolo
Secondo Isde, l’emergenza sanitaria a Sarroch affonda le sue radici in oltre cinquant’anni di politiche industriali poco lungimiranti. Il polo petrolchimico ha avviato un modello produttivo altamente inquinante che ha compromesso la salute ambientale di ampie porzioni della Sardegna. Oggi un sardo su tre vive in aree esposte a rischi da inquinamento, contro una media nazionale di uno su sei. La raffineria di Sarroch, tra le più grandi del Mediterraneo, rappresenta uno dei nodi centrali di questa crisi.
Dati ambientali e segnali epidemiologici
I numeri ufficiali descrivono un quadro allarmante. Le emissioni in aria includono benzene, mercurio, cadmio, cromo, polveri sottili e grandi quantità di composti organici volatili. Studi epidemiologici regionali e nazionali segnalano un aumento di malattie respiratorie, tumori polmonari e della pleura, disturbi neurologici e condizioni perinatali critiche. Nel SIN del Sulcis-Iglesiente-Guspinese la mortalità supera leggermente la media regionale, mentre alcune patologie mostrano eccessi evidenti in entrambi i generi.
I bambini al centro delle preoccupazioni
L’emergenza sanitaria a Sarroch colpisce in modo particolare i più piccoli. Ricerche scientifiche hanno rilevato alterazioni del DNA nei bambini residenti in aree industriali rispetto a coetanei che vivono in contesti rurali. L’esposizione al benzene e ad altri inquinanti risulta associata a un aumento di leucemie e malattie emolinfopoietiche. Nonostante queste evidenze, le istituzioni non hanno tradotto le conoscenze scientifiche in azioni preventive efficaci.
Bonifiche mancate e scelte politiche
I medici denunciano l’assenza di bonifiche nei Siti di Interesse Nazionale e la persistenza di attività industriali che continuano a rilasciare sostanze tossiche. Rapporti recenti certificano emissioni diffuse, perdite strutturali, inquinamento delle falde e stoccaggi di rifiuti pericolosi. Allo stesso tempo, progetti energetici basati su combustibili fossili e modelli di economia lineare continuano a ricevere sostegno politico.
L’appello alle istituzioni
Di fronte all’emergenza sanitaria a Sarroch, Isde e il Comitato Civico chiedono scelte immediate e coraggiose. Le richieste puntano su approfondimenti epidemiologici indipendenti, riduzione drastica delle emissioni, controlli rigorosi e avvio reale delle bonifiche. La Regione Sardegna deve rendere operativo il Registro Tumori e garantire dati trasparenti. La salute pubblica, sottolineano i medici, non può restare un costo accettabile dello sviluppo industriale. Proteggere le generazioni presenti e future rappresenta una responsabilità non più rinviabile.