La fiera delle vanitĆ nobiliare trova un inaspettato protagonista nel cuore del Sulcis. Mentre il Principe Emanuele Filiberto promuove un sistema di certificazione digitale per i titoli cavallereschi, emerge un nome che lega il fascino della corona alla realtĆ della Chiesa sarda. Si tratta di don Giampaolo Cincotti, stimato parroco di Carbonia presso la chiesa di San Ponziano. Come rivela unāapprofondita inchiesta firmata da Thomas Mackinson su Il Fatto Quotidiano oggi in edicola, il sacerdote figura tra gli insigniti degli ordini dinastici sabaudi, sollevando riflessioni sul valore di queste onorificenze in epoca repubblicana.
Le motivazioni storiche del sacerdote sardo
Il parroco di Carbonia non nasconde le ragioni della sua scelta e rivendica con orgoglio le proprie radici nell’intervista rilasciata al quotidiano nazionale. Don Cincotti spiega di aver aderito perchĆ© Calasetta, il suo paese natale, nacque proprio per iniziativa dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro. Ā«La mia rappresenta una forma di ringraziamento nei confronti dei SavoiaĀ», dichiara il sacerdote a Il Fatto Quotidiano, precisando che oggi l’ordine persegue l’aiuto al prossimo e finalitĆ benefiche. Il legame con il Principe ĆØ diretto: don Cincotti ammette di incontrare spesso Emanuele Filiberto a Roma durante il Capitolo degli ordini dinastici. Il giornale sottolinea però un dettaglio del tariffario: mentre i laici pagano profumatamente, i religiosi godono di tariffe agevolate o della gratuitĆ .
In buona compagnia: il clero sardo tra i cavalieri
Don Cincotti non rappresenta un caso isolato. E' nutrita la schiera di religiosi sardi, anche cagliaritani, vicini alla Casa Savoia. Il sacerdote di Carbonia conferma di trovarsi in ottima compagnia: tra i ranghi degli ordini figurano l'ex arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, e il parroco della Cattedrale di Cagliari, don Alberto Pala, entrambi insigniti del titolo di commendatori. A loro si aggiunge don Luca Pretta, rettore della chiesa di Santa Croce, che condivide con Cincotti il grado di cavaliere. Questa rete di testimonia come il fascino degli antichi ordini mantenga una presa fortissima sulle istituzioni religiose della Sardegna meridionale.
Il business dei titoli e la cassaforte blockchain
L'inchiesta del quotidiano squarcia il velo su un mondo che mescola fede e affari. Mentre il parroco di Carbonia mantiene un approccio storico, centinaia di professionisti sborsano 2.000 euro per un diploma firmato dal Principe. Emanuele Filiberto gestisce circa 500 nuove ammissioni l'anno, un giro d'affari che finisce all'Aicods, associazione svizzera dai bilanci riservati. Il Fatto Quotidiano punta i riflettori su "Royal Protocol", una piattaforma blockchain creata in Estonia per certificare le genealogie. Gli esperti consultati dal giornale avvertono però del rischio: la tecnologia certifica solo il momento dell'inserimento del dato, non la sua veridicità storica, creando di fatto un passaporto araldico digitale privo di valore legale ma molto lucrativo.
L'ombra del folklore e le polemiche politiche
Dietro il paravento della beneficenza, Il Fatto Quotidiano descrive realtà più cupe. Alcuni raduni legati a questi ordini attirano nostalgici di regimi passati e frange della destra radicale. Il quotidiano cita il "Ballo dei 100 e non più 100" e legami con ordini che richiamano ancora gli ordinamenti del 1943. Il rischio, conclude l'inchiesta, è che la tecnologia moderna funzioni come una "lavatrice" per ripulire scorie di un passato controverso.