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Crisi pellet Sardegna: file interminabili, prezzi anche oltre 10 euro a sacco e famiglie al freddo

L’Isola scopre la fragilitĆ  della propria dipendenza energetica. E online c’ĆØ chi propone una legge per produrlo nell’Isola
Paolo Rapeanu

Pellet a peso d’oro in Sardegna, pochi sacchi e famiglie al freddo

La crisi del pellet in Sardegna espone centinaia di famiglie a un inverno difficile e riporta al centro il tema della sicurezza energetica. In diverse aree dell’Isola anziani e nuclei familiari affrontano ore di attesa davanti ai rivenditori per acquistare pochi sacchi di combustibile, spesso a prezzi superiori ai 10 euro. Molti rinunciano a scaldare adeguatamente le abitazioni pur di contenere le spese.

Il pellet rappresenta oggi uno dei principali strumenti di riscaldamento domestico per ragioni economiche. In Sardegna il costo di gas ed energia elettrica supera la media nazionale ed europea, e circa il 32% delle famiglie sceglie questa soluzione per necessità. Quando il pellet scarseggia o diventa inaccessibile, il problema supera il semplice equilibrio tra domanda e offerta e coinvolge la salute pubblica e la dignità delle persone più fragili.

Dipendenza energetica e fragilitĆ  strutturale

La Sardegna dipende quasi totalmente da filiere energetiche esterne, lunghe e instabili. Nei mesi invernali la domanda globale di pellet cresce e i mercati più grandi assorbono rapidamente le forniture disponibili. I territori insulari e periferici ricevono il prodotto in ritardo e affrontano costi logistici più elevati, con rincari che possono raggiungere il 20-30%.

L’Isola conta circa 1,5 milioni di abitanti e non dispone di un sistema portuale merci pienamente competitivo per queste filiere. Ogni crisi internazionale colpisce direttamente famiglie e imprese locali. Oggi il pellet mostra questa vulnerabilitĆ , domani altri beni essenziali potrebbero seguire lo stesso percorso.

Una proposta per la produzione locale

Cresce intanto la richiesta di una legge regionale che riconosca e incentivi la produzione locale di pellet come attivitĆ  agricola e silvicola accessoria. L’obiettivo non punta a sostituire il mercato, ma a creare un meccanismo di garanzia nei momenti di emergenza.

Aziende agricole e forestali potrebbero utilizzare biomassa aziendale e attrezzature semplici, come cippatrici e pellettatrici, per alimentare filiere corte orientate all’autoconsumo e al mercato di prossimitĆ . Un quadro normativo chiaro favorirebbe investimenti e ridurrebbe ostacoli burocratici.

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Benefici economici e ambientali

Una filiera locale del pellet potrebbe calmierare i prezzi nei periodi di scarsitĆ , integrare il reddito agricolo e contribuire alla manutenzione dei boschi, riducendo il rischio incendi grazie alla rimozione del materiale secco. La misura rafforzerebbe anche il presidio umano del territorio e diminuirebbe la dipendenza energetica dall’esterno.

Sicurezza prima del mercato

La crisi attuale rilancia una domanda di fondo: quale livello di autonomia energetica garantisce sicurezza a una regione insulare? Molti Paesi proteggono energia, cibo e materie prime strategiche con politiche mirate. La Sardegna può trasformare questa difficoltĆ  in un’occasione per rafforzare la propria resilienza. Online, infatti, c'ĆØ chi ha aperto una raccolta firme per proporre una legge regionale ad hoc che dia la possibilitĆ  di produrre il pellet nell'Isola, abbattendo i costi e garantendo piena disponibilitĆ .

La crisi del pellet in Sardegna con la sicurezza energetica a rischio non rappresenta solo un’emergenza stagionale, ma un campanello d’allarme strutturale. Senza interventi programmati, le file di oggi potrebbero anticipare difficoltĆ  future su elettricitĆ , riscaldamento e altri beni essenziali.

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