Concessioni demaniali marittime Sardegna: 6mila posti a rischio
Un inizio di stagione turistica in salita, tra macerie reali e burocratiche. Le imprese aderenti a Confindustria Sardegna rompono il silenzio e chiedono alla Regione un provvedimento d’urgenza per blindare le concessioni demaniali marittime. In gioco non c’ĆØ solo la tenuta di un modello economico basato su micro e piccole imprese familiari, ma il futuro di oltre 6.000 lavoratori che rischiano di restare a casa nella stagione estiva 2026.
L’ereditĆ del ciclone Harry: 10 milioni di euro di danni
A rendere drammatico il quadro sono le ferite lasciate sul litorale dalle recenti mareggiate provocate dal ciclone Harry. Secondo una prima stima, ritenuta comunque al ribasso, i danni alle strutture ammontano a circa 10 milioni di euro. Gli operatori si trovano oggi costretti a sostenere spese di ripristino enormi senza avere la certezza di poter ammortizzare gli investimenti. Dagli hotel fronte mare ai porticcioli turistici, dagli impianti di itticoltura agli storici stabilimenti balneari, l’intero comparto ĆØ paralizzato dal timore di dover investire capitali su concessioni che potrebbero essere messe a bando da un momento all’altro.
Il nodo Bolkestein e l’insularitĆ sarda
Il nodo del contendere resta l’adeguamento alla Direttiva Bolkestein. Le procedure concorrenziali imposte dall’Unione Europea per l’assegnazione delle aree demaniali sono viste come una minaccia letale per la realtĆ sarda. Confindustria sottolinea come il tessuto produttivo isolano, composto da oltre 550 stabilimenti e 118 attivitĆ tra approdi e specchi acquei, sia fatto di imprese che operano con i vincoli pesanti dell’insularitĆ e di una stagionalitĆ ridotta.
"Ć necessaria una disciplina normativa che riconosca le specificitĆ delle nostre concessioni in un'ottica di non assoggettamento alle procedure di evidenza pubblica", spiegano i rappresentanti delle imprese.
La richiesta alla Regione: stabilitĆ per non fermare gli investimenti
Gli operatori chiedono che la Sardegna segua l'esempio di altre regioni italiane che hanno giĆ approvato dispositivi normativi a tutela delle concessioni esistenti. Senza una legge chiara, le banche bloccano i finanziamenti e gli imprenditori fermano i programmi di miglioramento dell'offerta turistica.
Confindustria Sardegna ribadisce che il tempo è scaduto: l'incertezza normativa sta già provocando inevitabili ripercussioni sui livelli occupazionali. Intervenire tempestivamente non significa solo proteggere i titolari degli stabilimenti, ma garantire la sopravvivenza di un indotto fondamentale per l'economia dell'Isola, assicurando che la qualità dell'offerta turistica sarda non degradi proprio nel momento in cui la competizione mediterranea si fa più accesa.