Emergenza in carcere a Uta: sovraffollamento e 41bis in arrivo
Il carcere di Uta emerge come uno dei simboli più critici della crisi penitenziaria in Sardegna. Il bilancio del 2025, tracciato dallāassociazione Socialismo Diritti Riforme (SDR), descrive una situazione che solleva forti preoccupazioni sul piano dei diritti, della sicurezza e della tenuta organizzativa. I numeri raccontano una realtĆ pesante: a Uta vivono oggi 738 detenuti, comprese 32 donne, a fronte di 561 posti disponibili. Il dato fotografa uno squilibrio che incide direttamente sulla qualitĆ della vita detentiva e sul lavoro quotidiano del personale.
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Lāaumento del 41bis e dellāAlta Sicurezza
Il carcere di Uta si prepara inoltre ad accogliere 92 detenuti al 41bis, che si aggiungeranno a quelli giĆ presenti a Sassari-Bancali. Questa scelta porterĆ la Sardegna al vertice nazionale per presenza di detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza. Secondo SDR, tale concentrazione rischia di trasformare lāisola, e in particolare lāasse Uta, in un polo del carcere duro, con ricadute significative sulla gestione complessiva degli istituti e sui diritti fondamentali.
Personale insufficiente e carichi insostenibili
La carenza di polizia penitenziaria aggrava ulteriormente la situazione. In Sardegna mancano circa 200 agenti, di cui 50 solo a Uta, oltre a 60 unitĆ amministrative. Questa mancanza pesa sullāorganizzazione interna e rallenta attivitĆ essenziali, dai servizi di sicurezza ai percorsi trattamentali. SDR sottolinea come senza risorse umane adeguate diventi impossibile garantire un sistema coerente con i principi costituzionali.
Un sistema sotto pressione costante
Maria Grazia Caligaris, presidente di SDR, descrive un sistema che fatica a reggere lāimpatto di alta sicurezza, detenuti stranieri e sovraffollamento. A Cagliari, come nel resto dellāisola, la gestione penitenziaria affronta una complessitĆ crescente senza strumenti adeguati. Il Ministero della Giustizia, secondo lāassociazione, accentra le decisioni e riduce gli spazi di intervento locale, con effetti che ricadono direttamente sugli istituti.
Salute e rapporti familiari in difficoltĆ
La pressione numerica incide anche sulla sanitĆ penitenziaria e sui rapporti con le famiglie. A Uta, i detenuti e i loro cari incontrano difficoltĆ nei colloqui e nellāaccesso alle informazioni sulle condizioni di salute. Gli operatori sanitari lavorano con dedizione, ma il contesto rende complesso rispondere in modo tempestivo ai bisogni.
Lāappello alla politica
SDR chiede un cambio di passo immediato. Lāassociazione sollecita il mondo politico a visitare con continuitĆ il carcere di Uta, a riconoscere la dignitĆ di chi lavora e di chi sconta la pena e a investire in soluzioni strutturali. Senza interventi concreti, il 2026 rischia di replicare e aggravare le criticitĆ di un anno che, per le carceri sarde, molti definiscono giĆ da dimenticare.