Visita al cuore urgente ma niente spazio, a Cagliari il calvario di Daniela
Una visita al cuore urgente, una coronarografia, fissata per la fine del 2028. È questa la risposta che si è sentita dare Daniela Floris, 46 anni, cagliaritana residente nel Sulcis,quando ha cercato di prenotare un controllo cardiologico ritenuto necessario e non rinviabile. La data è stampigliata su un documento ufficiale dell’Arnas Brotzu.
Una data che suona come una beffa e che ha trasformato una preoccupazione sanitaria in un vero e proprio calvario burocratico. La sua storia è stata raccontata dalla trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano, in onda su Rete 4, accendendo i riflettori su una vicenda che riapre il dibattito sulle liste d’attesa nella sanità pubblica.
Una diagnosi che non può aspettare
Daniela non chiede un controllo di routine. La prescrizione medica parla chiaro: visita cardiologica urgente. In gioco, come ha dichiarato lei stessa davanti alle telecamere, c’è la sua vita. “Non posso aspettare tutto questo tempo per il mio cuore”, ha raccontato con la voce rotta dall’emozione.
La prima disponibilità comunicata dal sistema sanitario è infatti collocata alla fine del 2028, un orizzonte temporale che "cozza" con la natura della richiesta.
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Il caso finisce in televisione
La vicenda di Daniela è arrivata all’attenzione nazionale grazie al servizio andato in onda su "Fuori dal coro". Le immagini hanno mostrato la donna mentre racconta la sua storia e denuncia pubblicamente l’assurdità della situazione. La trasmissione ha raccolto la sua richiesta di aiuto, dando voce a una cittadina che si sente intrappolata in un sistema incapace di garantire risposte nei tempi previsti dalle stesse indicazioni mediche.
L’incontro con i vertici dell’Asl
“C’è in gioco la mia vita”, ha ribadito Daniela durante l’incontro con Aldo Atzori, direttore generale dell'Asl di Cagliari. Un incontro avvenuto all'ingresso di un ascensore. Atzori ha ribadito di volersi interessare del caso della 46enne, invitandola in più di un'occasione a lasciare dati e eventuali documenti alla sua segretaria. Quindi, l’Asl avrebbe preso in carico la situazione, valutando possibili soluzioni per anticipare l’appuntamento o individuare percorsi alternativi. Resta però l’interrogativo più ampio: perché una visita classificata come urgente arriva a essere calendarizzata a oltre due anni di distanza?