Pronto soccorso di Cagliari al collasso, incubo senza fine
Non è più un’emergenza passeggera, ma una crisi strutturale che rischia di esplodere definitivamente con l’arrivo dell’estate per i pronto soccorso di Cagliari. Il quadro emerso dalla Commissione Sanità del Consiglio regionale, presieduta da Carla Fundoni (Pd), è quello di un sistema sanitario in “tilt”, stretto tra la carenza cronica di medici, il fallimento della medicina territoriale e l’incognita dei medici “gettonisti”.
Il nodo dei contratti: il “buio” dopo il 30 giugno
La data che agita i sonni dei direttori sanitari è il 30 giugno 2026. In quel giorno scadranno i contratti con le cooperative dei medici gettonisti per i codici maggiori (gialli e rossi). Senza queste figure, il sistema sardo, già orfano dei contratti per i codici minori scaduti a febbraio, rischia la paralisi.
“Senza i gettonisti sembra che possano restare aperti soltanto gli hub”, ha avvertito il capogruppo di FdI, Paolo Truzzu. Ma la realtà è ancora più cruda: con le ferie estive e le possibili malattie, nemmeno i grandi ospedali sarebbero al sicuro. Il consigliere Corrado Meloni (FdI) ha definito “un flop” il recente concorso Ares: 44 posti banditi, solo 36 vincitori, molti dei quali già interni al sistema. Un ricambio che, nei fatti, non esiste.
I numeri del caos: tra disinformazione e automedica
Dall’audizione dei primari e dei direttori generali emerge una verità scomoda: il Pronto Soccorso è diventato l'unico terminale di una medicina di base che non risponde più alle esigenze dei cittadini.
- Brotzu (Cagliari): È l'epicentro della crisi con 65.000 accessi l'anno (47.200 adulti e 18.000 pediatrici). Il 26% dei pazienti viene ricoverato, mandando in overbooking reparti di medicina e chirurgia.
- Santissima Trinità: 33.000 pazienti, di cui 15.000 arrivano con il 118, ma "non tutti dovrebbero essere inviati lì", lamentano i medici.
- AOU Cagliari: Il 70% degli accessi è costituito da codici bianchi o verdi, segno inequivocabile della carenza delle guardie mediche.
C’è poi un enorme tema legato all'educazione sanitaria. A Carbonia e Iglesias, la primaria Viviana Lantini segnala un "enorme problema di informazione": la popolazione arriva in massa con mezzi propri, ignorando i percorsi di assistenza corretti.
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La difesa del 118 e il ruolo di Areus
Angelo Serusi, manager di Areus, ha fornito i dati della rete territoriale: su 470mila accessi totali in Sardegna nel 2025, ben due cittadini su tre si sono presentati spontaneamente in ospedale. Se è vero che l'80% dei casi critici passa per il 118, è altrettanto vero che 178mila codici minori sono arrivati in autonomia.
"Areus può migliorare e aumentare la flotta di auto medicalizzate", ha spiegato Serusi, "ma la soluzione resta la medicina di prossimità". Spesso, i codici verdi portati dalle ambulanze sono pazienti stabilizzati dai medici del 118 che, per cautela, vengono comunque condotti in ospedale.
Quali soluzioni?
Dalla Commissione sono emersi alcuni punti fermi per tentare di salvare il sistema:
- Ospedali di Comunità: Apertura immediata per alleggerire i reparti d’urgenza.
- Telemedicina: Fondamentale per il monitoraggio dei pazienti cronici, evitando che si rechino in ospedale per complicazioni gestibili a distanza.
- Stabilizzazione dei medici: Michela Matta (Nuoro) chiede di non disperdere i "gettonisti" formati in questi anni, proponendo un convenzionamento diretto che superi il rapporto con le cooperative.
"Si è trattato di un confronto necessario per capire l'origine delle criticità," ha concluso il presidente Fundoni. "I suggerimenti dei manager sono importanti e la Commissione si darà da fare."
Il tempo, però, scorre veloce. Tra meno di tre mesi, la Sanità sarda dovrà affrontare la prova del fuoco dell'estate senza la "stampella" delle coop. Il rischio è che a restare accese siano solo le luci delle grandi strutture di Cagliari e Sassari.