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Cagliari, a Pasqua market e centri commerciali chiusi: “ritardatari” al palo

Niente acquisti “last minute”, domenica con serrande abbassate dai supermercati alle gallerie. Le uniche eccezioni? I market stranieri
Paolo Rapeanu

Cagliari a Pasqua market e centri commerciali chiusi: ritardatari al palo

Cagliari vive una domenica di Pasqua 2026 all’insegna del silenzio commerciale. Al palo chi sperava di rimediare all’ultimo momento alla dimenticanza del ramoscello di prezzemolo o dell’uovo di cioccolato per i più piccoli. La cittĆ  e il suo hinterland hanno scelto la linea del riposo totale, confermando un trend.

Il deserto delle grandi gallerie

Dalla Corte del Sole a Sestu fino alle Vele e al Millennium di Quartucciu, passando per i punti vendita cittadini di viale Marconi e via San Simone, passando per il Fass di Elmas, il copione ĆØ identico per tutti. I giganti del commercio hanno deciso di non derogare alla festivitĆ . Se negli anni passati si era assistito a timide aperture mattiniere o a una deregulation selvaggia, il 2026 segna il consolidamento di una consuetudine ritrovata: a Pasqua non si alza la cler.

Questo stop forzato mette fuori gioco i cosiddetti ritardatari cronici, quegli acquirenti che solitamente affollano le corsie dei supermercati tra le nove e le undici del mattino della domenica festiva. Anche quest'anno non ci sarĆ  spazio per liimprovvisazione. Le direzioni dei principali centri commerciali hanno comunicato giĆ  da giorni la chiusura totale, lasciando operativi solo i servizi minimi di vigilanza.

La resistenza dei minimarket di quartiere

Nel cuore dei quartieri storici come Villanova, Stampace o Marina, la situazione non cambia di molto. I piccoli alimentari di prossimitĆ , spesso gestiti da famiglie locali, seguono la scia dei grandi marchi. La Pasqua a Cagliari resta una festa sentita, un momento di stacco necessario dopo la frenesia della Settimana Santa.

Il risultato è un paesaggio urbano insolito, privo del consueto viavai di carrelli e sacchetti della spesa. Per molti residenti si tratta di un ritorno al passato, a una dimensione più umana del commercio. Chi non ha riempito la dispensa entro il sabato sera si ritrova a fare i conti con un frigorifero che dovrà bastare fino a Pasquetta, quando invece alcuni punti vendita riapriranno a mezzo servizio per rifornire i vacanzieri delle gite fuori porta.

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L'eccezione dei market stranieri

Tuttavia, come in ogni regola che si rispetti, esiste una deroga visibile passeggiando tra le vie del centro. Gli unici presidi commerciali a restare attivi sono i piccoli market gestiti da cittadini stranieri, situati prevalentemente nella zona della stazione e nel quartiere multietnico della Marina, oltre che nella zona di San Benedetto.

Questi esercizi, che spaziano dalla vendita di prodotti etnici ai beni di prima necessitĆ , diventano l'ultima ancora di salvezza. Nonostante le dimensioni ridotte e una scelta limitata rispetto ai colossi della distribuzione, questi negozi si trasformano in veri e propri hub di emergenza per la cittadinanza. Qui la serranda resta alzata, sfidando la consuetudine festiva e garantendo un servizio minimo.

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