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Cagliari, divieto di incatenamento delle bici: i ciclisti chiamano la Corte dei diritti dell’Uomo

Dopo il no del Consiglio di Stato, l’associazione ciclistica porta il caso a Strasburgo
Ennio Neri

Cagliari, divieto incatenamento biciclette: ricorso alla Corte Europea

Il divieto di incatenamento delle biciclette a infrastrutture pubbliche non destinate allo scopo continua a far discutere a Cagliari. Il 10 febbraio 2026 la FIAB Cagliari ha annunciato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha respinto l’appello contro il regolamento comunale. L’associazione ritiene che la norma comunale limiti alcuni diritti fondamentali legati alla mobilità e all’uso dello spazio pubblico.

La decisione dopo la sentenza

La FIAB Cagliari spiega di avere analizzato in modo approfondito le motivazioni depositate dal Consiglio di Stato. Dopo questa valutazione, l’associazione ha scelto la strada europea per ottenere una verifica sul rispetto dei diritti garantiti dalle convenzioni internazionali. Secondo quanto dichiarato, il regolamento comunale produce effetti diretti sulla vita quotidiana di chi utilizza la bicicletta come mezzo di trasporto urbano.

Il regolamento comunale al centro del ricorso

Il regolamento vieta l’incatenamento delle biciclette a pali, ringhiere e altre infrastrutture pubbliche non progettate per la sosta ciclabile. FIAB Cagliari sottolinea come la città non offra una rete sufficiente di rastrelliere e parcheggi dedicati. In questo contesto, il divieto rischia di penalizzare chi sceglie una mobilità sostenibile per spostamenti di lavoro, studio o servizi essenziali.

Diritti fondamentali e mobilità sostenibile

Nel ricorso alla CEDU, l’associazione richiama il diritto alla libertà di movimento e alla non discriminazione tra diversi mezzi di trasporto. FIAB Cagliari collega il tema del divieto incatenamento biciclette ricorso CEDU a una visione più ampia della città, che riconosce la bicicletta come strumento di interesse pubblico. Secondo l’associazione, una regolamentazione equilibrata dovrebbe favorire comportamenti virtuosi e non scoraggiarli.

La disponibilità al dialogo

Nonostante il ricorso, FIAB Cagliari ribadisce la disponibilità al confronto con l’Amministrazione comunale. L’associazione propone soluzioni che tutelino il decoro urbano e, allo stesso tempo, garantiscano diritti e sicurezza a chi pedala. Rastrelliere diffuse, criteri chiari per la sosta e percorsi condivisi rappresentano alcune delle ipotesi avanzate nel tempo.

Un caso che guarda oltre Cagliari

Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo potrebbe avere effetti che superano i confini cittadini. Molte realtà urbane italiane affrontano problemi simili sul rapporto tra regole, spazio pubblico e mobilità ciclistica. La FIAB Cagliari considera questa iniziativa come un passaggio utile per stimolare un dibattito nazionale sul ruolo della bicicletta nelle città contemporanee.

La vicenda del divieto incatenamento biciclette ricorso CEDU apre così una nuova fase, nella quale il confronto si sposta su un piano europeo e richiama l’attenzione sul bilanciamento tra norme locali e diritti fondamentali.

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