Massimo Serrenti morto, i dubbi della famiglia a oltre 4 mesi di distanza dalla tragedia stradale
Si è consumata lungo la Statale 131, all’altezza del chilometro 15 tra il 14.9 in direzione Cagliari, nel territorio di San Sperate, la tragedia che il 28 novembre 2025, intorno alle 19:05, è costata la vita a Massimo Serrenti.
Il 40enne è rimasto coinvolto in uno schianto che ha visto coinvolte tre auto. Un impatto violento, le cui conseguenze sono state fatali per lui, unica vittima dell’incidente.
I dubbi della famiglia
A distanza di mesi, la ricostruzione ufficiale della dinamica non convince i familiari. In particolare, la sorella non riesce a trovare una spiegazione plausibile a quanto accaduto.
“Era una persona prudente, sempre attenta alla guida”, racconta. “Non riusciamo a capire come possa aver perso il controllo del volante”.
Un interrogativo che pesa come un macigno e che alimenta il bisogno di chiarezza su quanto successo quella sera.
L’appello: “Chi sa qualcosa si faccia avanti”
Da qui nasce un appello pubblico, accorato, rivolto a chiunque possa aver assistito all’incidente o abbia informazioni utili.
“Chiedo a chi era presente di parlare, anche in forma anonima. Ogni dettaglio può essere fondamentale per capire la verità”, è il messaggio della sorella lanciato attraverso il nostro giornale.
Per raccogliere eventuali testimonianze, la famiglia ha messo a disposizione diversi canali di contatto: l’indirizzo email valelella@live.it e i profili social Facebook e Instagram intestati a Vale Serrenti.
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Una comunità colpita
La vicenda ha scosso profondamente la comunità locale, dove Massimo era conosciuto e stimato. La sua morte ha lasciato un vuoto difficile da colmare, alimentando al tempo stesso un forte senso di solidarietà attorno alla famiglia.
Non è la prima volta che quel tratto della Statale 131 si rivela teatro di incidenti, ma ogni storia porta con sé un dolore unico e una richiesta di risposte.
La ricerca della verità
Oggi, più che mai, i familiari chiedono che venga fatta piena luce sull’accaduto. Non si tratta solo di ricostruire una dinamica, ma di restituire dignità e verità alla memoria di Massimo.
L’appello resta aperto: chiunque abbia visto qualcosa quella sera, anche un dettaglio apparentemente insignificante, può fare la differenza.