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Cagliari, stalking e molestie in caserma: indagati 2 carabinieri

La Procura ipotizza atti persecutori e violenza sessuale ai danni di una militare
Ennio Neri

Stalking e molestie in caserma: due carabinieri indagati

Unโ€™ombra pesante cala su una stazione dellโ€™Arma in Sardegna, dove i corridoi della giustizia incrociano quelli del servizio quotidiano. Come riporta l’Unione Sarda oggi in edicola, la Procura di Cagliari ha iscritto due militari nel registro degli indagati con accuse pesantissime. Una giovane collega ha denunciato un incubo fatto di pressioni psicologiche, apprezzamenti volgari e contatti fisici indesiderati. La vicenda solleva il velo su un presunto caso di stalking e molestie in caserma, coinvolgendo figure che dovrebbero, per missione istituzionale, garantire la legalitร  e la sicurezza.

Le accuse al comandante e all’appuntato

Il quadro accusatorio delineato dal pubblico ministero Marco Cocco distingue le posizioni dei due uomini coinvolti. Il comandante della stazione, un luogotenente, avrebbe bersagliato la donna con commenti quotidiani sulla sua vita privata. Secondo la denuncia, l’uomo cercava costantemente informazioni sulla sua sfera sentimentale e tentava approcci fisici molesti, come abbracci improvvisi o il gesto di sedersi sulle gambe della sottoposta.

Ancor piรน grave appare la posizione dellโ€™altro indagato, un appuntato. Per lui la Procura ipotizza, oltre agli atti persecutori, il reato di violenza sessuale. La vittima riferisce di un episodio in cui il collega le avrebbe dato un morso sulla guancia e di un secondo momento in cui l'avrebbe palpeggiata con forza. I fatti, che risalirebbero a un arco temporale compreso tra settembre 2025 e marzo 2026, descrivono un ambiente di lavoro tossico e degradante.

La difesa e il rigetto delle misure cautelari

Gli indagati respingono con forza ogni addebito. Difesi dagli avvocati Patrizio Rovelli, Michela Teti e Antongiulio Granata, i due carabinieri hanno risposto alle domande durante l'interrogatorio preventivo fissato dalla giudice Ermengarda Ferrarese. Le difese hanno presentato memorie difensive e una vasta mole di messaggi scambiati con la collega, oltre a rilievi fotografici estratti dalle telecamere di sorveglianza della struttura.

Nonostante la richiesta del pubblico ministero di sospendere i due militari dal servizio per sei mesi, la giudice ha rigettato la misura cautelare reale. Secondo il tribunale, non esiste un pericolo attuale di reiterazione del reato, anche perchรฉ nessuna delle altre colleghe ha denunciato comportamenti simili. Tuttavia, la giudice ha sottolineato un punto fondamentale: il racconto della donna appare attendibile e coerente, confermando la soliditร  dell'impianto investigativo iniziale.

Trasferimenti d'ufficio e prosecuzione delle indagini

Mentre il procedimento penale prosegue il suo corso, l'Arma dei Carabinieri ha giร  adottato provvedimenti amministrativi a tutela di tutte le parti coinvolte. Il Comando ha infatti disposto il trasferimento ad altra sede per i due indagati, separando fisicamente i protagonisti della vicenda per garantire la serenitร  del servizio. Questa scelta istituzionale mira a preservare l'operativitร  della caserma e a proteggere l'integritร  della presunta vittima durante la fase degli accertamenti.

Le indagini, condotte dal Nucleo investigativo, puntano ora a verificare ogni singolo dettaglio dei messaggi e dei filmati depositati. La comunitร  locale osserva con attenzione lo sviluppo di questo caso di stalking e molestie in caserma, che mette a dura prova l'immagine di un'istituzione fondamentale. La riservatezza sui nomi degli indagati e sulla localitร  esatta della stazione rimane massima, una scelta doverosa per impedire l'identificazione della militare che ha trovato il coraggio di denunciare i propri superiori e colleghi.

L'importanza della denuncia negli ambienti gerarchici

Casi come questo riaccendono il dibattito sulla difficoltร  di denunciare abusi all'interno di strutture fortemente gerarchizzate. La presunta vittima ha descritto un clima di pressione psicologica costante che avrebbe minato la sua serenitร  professionale e personale. Il fatto che la giudice abbia ritenuto credibile la sua testimonianza, nonostante il rigetto della sospensione dal servizio, rappresenta un passaggio cruciale per la prosecuzione dell'inchiesta. La Procura continua a scavare per capire se dietro questi episodi si celi un sistema di prevaricazione o se si tratti di eventi isolati. Ma il segnale inviato รจ chiaro: nessuna divisa garantisce l'impunitร  di fronte a violazioni della libertร  individuale.

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