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Fluorsid risponde alla crisi: piano di riequilibrio e stop ad alcuni impianti di Assemini

L’azienda punta sulla sostenibilità di lungo periodo e annuncia misure strutturali per contrastare l’instabilità dei mercati
Ennio Neri

Crisi Fluorsid ad Assemini: il piano per salvare l’azienda. La crisi Fluorsid ad Assemini entra in una fase cruciale con la diffusione della nota ufficiale della società. I vertici dell’azienda chimica hanno delineato una strategia di emergenza per fronteggiare un contesto internazionale estremamente ostile. La proprietà descrive un quadro caratterizzato da flussi commerciali bloccati, costi energetici fuori controllo e una pressione competitiva insostenibile da parte dei produttori cinesi. Per garantire la sopravvivenza del polo industriale, la società ha avviato un drastico piano di riorganizzazione che modificherà l’assetto dello stabilimento di Macchiareddu già dalle prossime settimane.

Le ragioni tecniche del ridimensionamento

La dirigenza di Fluorsid giustifica l’intervento con un progressivo e inarrestabile deterioramento delle condizioni economico-finanziarie. Secondo la versione aziendale, l’attuale instabilità geopolitica impedisce il normale proseguimento delle attività ai ritmi precedenti. Il presidente Tommaso Giulini ha evidenziato come la chiusura dello stretto di Hormuz e i recenti bombardamenti ad alcune raffinerie estere abbiano colpito direttamente la catena di fornitura e sbocco delle materie prime.

Di fronte a queste criticità, l’azienda ha disposto la fermata di una parte significativa degli impianti. Il piano prevede la sospensione delle linee produttive 1, 2 e 3 a partire dalla metà di giugno. Questa scelta punta a una riduzione mirata della produzione di acido solforico e di fluoruro di alluminio, portando i volumi complessivi dalle tradizionali 100mila tonnellate annue a una quota di circa 40mila. L’obiettivo dichiarato rimane il rafforzamento della solidità industriale attraverso un riequilibrio forzato dei costi.

La gestione del personale e le uscite volontarie

Sul fronte occupazionale, l'azienda conferma la necessità di affrontare gli esuberi derivanti dal taglio della produzione. La strategia di Fluorsid prevede l'avvio immediato di interlocuzioni individuali con i dipendenti per gestire le uscite su base esclusivamente volontaria. La società dichiara di voler operare con la massima responsabilità e trasparenza nei confronti dei lavoratori e del territorio, cercando di mitigare l'impatto sociale della manovra attraverso soluzioni concordate.

Questa posizione si scontra però con la visione dei sindacati Filtecm Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. I rappresentanti dei lavoratori esprimono forte preoccupazione per la scelta aziendale di evitare una trattativa collettiva tradizionale. I sindacalisti temono che la gestione diretta delle fuoriuscite mini le tutele previste dagli ammortizzatori sociali classici. L’azienda, dal canto suo, ribadisce che la rapidità dell'intervento strutturale serve proprio a preservare la continuità del sito nel medio-lungo periodo, evitando conseguenze peggiori per l'intera forza lavoro.

Il futuro tra innovazione e sostenibilità

Nonostante il momento di estrema difficoltà, la replica aziendale sottolinea la prosecuzione del progetto Life Synfluor. Questa iniziativa rappresenta, secondo la dirigenza, l'elemento cardine per l'evoluzione futura dello stabilimento. Attraverso l'innovazione di processo e una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, Fluorsid spera di riconquistare quote di mercato e ristabilire condizioni di competitività oggi compromesse dai costi di produzione europei.

La sfida resta enorme. La capacità dell'azienda di navigare attraverso questa tempesta economica dipenderà dalla riuscita del piano di riequilibrio e dalla gestione del clima interno. Il polo di Macchiareddu affronta una delle prove più dure della sua storia recente, in un equilibrio precario tra tagli necessari e difesa dei livelli occupazionali.

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