Sant’Efisio, scortato da Cagliari e Sardegna, più forte di tutte le avversitĆ : il voto numero 370 pronto per essere sciolto
La devozione dei sardi per il loro protettore supera ogni ostacolo fisico, politico o sanitario. La Sagra di Sant’Efisio Cagliari rappresenta un legame indissolubile che dura da quasi quattro secoli. Questāanno la dermatite bovina impedisce al simulacro di attraversare la cittĆ sul cocchio trainato dai buoi. Ma il santo a Nora arriverĆ ugualmente. Nella memoria collettiva restano scolpite le edizioni “eroiche”: quelle in cui il fango, le bombe o i virus hanno tentato invano di bloccare il cammino verso Nora. Ogni volta che la cittĆ ha rischiato di non onorare il patto, il popolo e l’Arciconfraternita hanno trovato soluzioni creative e coraggiose per garantire lo scioglimento del voto.
1794: la festa rinviata dopo la cacciata dei piemontesi
Uno dei momenti più critici della storia sarda coincise con l’edizione del 1794. Pochi giorni prima del primo maggio, il 28 aprile, Cagliari esplose nei moti rivoluzionari passati alla storia come “Sa Die de Sa Sardigna”. La sollevazione popolare portò alla cacciata dei funzionari piemontesi e del vicerĆ©. In un clima di tale tensione e incertezza politica, le autoritĆ decisero inizialmente di annullare le celebrazioni. Tuttavia, il legame con il Martire era troppo forte per essere spezzato dai tumulti. La festa venne cosƬ rinviata al 1° giugno, dimostrando che nemmeno una rivoluzione poteva cancellare l’impegno preso con Efisio.
Le grandi alluvioni e i ponti travolti dal fango
Nel 1847 una pioggia torrenziale distrusse i collegamenti tra Cagliari e Pula. L’acqua della laguna di Santa Gilla travolse i ponti di legno, ma lāArciconfraternita non si arrese. Il simulacro percorse un tragitto lunghissimo, arrivando fino ad Assemini per circumnavigare l’area allagata. Un copione simile si ripetĆ© nel maggio 1898. Un’alluvione violenta demolƬ il ponte di ferro Cottrau, inaugurato solo diciotto anni prima. Anche in quella circostanza, la fede dei devoti spinse il carro lungo le strade del Campidano, allungando il passo ma mantenendo la promessa.
La Grande Guerra e il giallo dei sommergibili
Il 1916 segnò un momento di altissima tensione a causa della Prima Guerra Mondiale. Le autorità militari vietarono le processioni, temendo assembramenti e persino attacchi dal mare. Qualcuno ipotizzò la presenza di sommergibili nemici pronti a silurare il carro lungo la costa. Dopo liti furiose, il 7 maggio il cocchio partì quasi in segreto. Una fiumana di madri e mogli accompagnò il Martire, implorando la salvezza per i soldati al fronte. L'anno successivo, nel 1917, furono i cavalli dei militari a trainare il simulacro al posto dei buoi.
1943: il camioncino del latte tra le macerie
L'edizione più drammatica resta quella della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943 Cagliari appariva come uno scheletro di polvere dopo i bombardamenti. Marino Cao decise che il Martire dovesse vedere lo strazio della sua capitale. All'alba del primo maggio, il simulacro salì sul cassone di un camioncino Fiat 1100 della ditta Gorini, normalmente usato per il latte. L'autista Giovanni Vargiu guidò tra i crateri delle bombe, portando Efisio a Nora con un solo dito spezzato dai crolli, ma con il cuore della città intatto.
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Il silenzio surreale del primo lockdown
La storia moderna ha consegnato al mondo le immagini del 2020. Nel pieno della pandemia, la via Roma appariva spettrale, priva dei petali della tradizionale ramadura. Il Santo viaggiò da solo su un pick-up della Croce Rossa, scortato solo dalle sirene delle navi in porto e dalle campane a festa. Nel 2021, la ripartenza avvenne con prudenza: il simulacro tornò nel suo cocchio di gala, ma lāedizione fu caratterizzata da parecchi vincoli prima di tornare alla normalitĆ nellāanno successivo.
2026: l'emergenza dermatite bovina
La storia si ripete oggi, 30 aprile 2026, alla vigilia della 370^ edizione. Una nuova emergenza sanitaria, questa volta legata alla dermatite bovina, impedisce l'uso dei tradizionali gioghi di buoi per evitare contagi tra gli animali. Come già accaduto nei secoli scorsi, la Sagra di Sant'Efisio Cagliari non si ferma: il Santo viaggerà a spalla tra la folla, sorretto dai confratelli. Questa scelta tecnica essione in un evento ancora più intimo, dove il simulacro restaurato camminerà senza la protezione della teca di vetro per facilitare il trasporto, permettendo ai fedeli un contatto visivo senza precedenti.
Un voto che non conosce sosta
Questi episodi dimostrano che la devozione non ĆØ un semplice folklore. Rappresenta la resistenza di un popolo che non accetta la sconfitta. Che si tratti di rivoluzioni, di bombe o di epidemie animali, il viaggio verso Nora prosegue ogni anno. La determinazione degli arciconfratelli trasforma ogni crisi in un'opportunitĆ per riaffermare l'identitĆ sarda. Il Martire continua a camminare tra la sua gente, ricordando che nessuna emergenza potrĆ mai spegnere la candela della speranza.