Bekaert, in vendita lo stabilimento di Macchiareddu: protesta dei lavoratori a Cagliari
Bekaert, l’azienda va in Asia e mette in vendita lo stabilimento di Macchiareddu: protesta dei lavoratori a Cagliari. La crisi industriale colpisce ancora una volta il cuore del Sud Sardegna. La multinazionale Bekaert ha annunciato ufficialmente la messa in vendita dello stabilimento di Macchiareddu, gettando nel panico centinaia di famiglie. Mentre il gruppo pianifica nuovi investimenti strategici in Cina e Thailandia, il sito sardo che produce cordicelle in acciaio per pneumatici finisce sul mercato. Questa mattina, una folla di operai ha occupato lo spazio antistante la Prefettura di Cagliari per gridare un fermo “no” alla dismissione di una realtĆ produttiva storica.
La decisione choc del colosso dell’acciaio
Durante un vertice teso presso la sede di Confindustria, il management europeo ha comunicato la scelta drastica. A partire dal primo ottobre, una societĆ internazionale riceverĆ l’incarico ufficiale di cercare un compratore per Bekaert Sardegna S.p.A.. I vertici aziendali giustificano questa mossa citando i costi insostenibili del trasporto e dell’energia che affliggono l’isola. Secondo l’azienda, le spese logistiche risultano triple rispetto alla concorrenza globale, rendendo lo stabilimento poco competitivo nei confronti dei nuovi poli asiatici. Tuttavia, i sindacati leggono questa manovra come una fuga programmata verso mercati dove il costo del lavoro permette profitti maggiori, a discapito della dignitĆ dei lavoratori sardi.
I numeri di un’emergenza sociale senza precedenti
Il rischio occupazionale assume contorni drammatici. La chiusura o il fallimento della vendita colpirebbe direttamente 237 lavoratori, ai quali si aggiungono circa 50 addetti dell’indotto. Parliamo di quasi 300 persone che potrebbero perdere il reddito da un momento all’altro. I segretari di Fiom, Fsm e Uilm ā Marco Mereu, Marco Angioni e Alessandro Andreatta ā definiscono la situazione come una vera emergenza sociale per il territorio di Assemini e per tutta l’area metropolitana di Cagliari. Lo stabilimento rappresenta infatti un patrimonio industriale con oltre mezzo secolo di storia, un pilastro che ha sostenuto l’economia locale per generazioni e che ora rischia di trasformarsi nell’ennesimo capannone vuoto.
Il grido dei sindacati davanti alla Prefettura
Le sigle metalmeccaniche hanno espresso una posizione durissima durante la protesta di oggi. I rappresentanti dei lavoratori rifiutano categoricamente l'idea di uno smantellamento silenzioso camuffato da operazione di vendita. "Non accetteremo la chiusura di un sito produttivo che rappresenta un patrimonio industriale e occupazionale con mezzo secolo di storia alle spalle", hanno dichiarato i segretari generali ai piedi del palazzo del Governo. Secondo la Fiom Cgil, la Fsm Cisl e la Uilm Uil, il percorso di vendita avviato dalla multinazionale non offre alcuna garanzia reale. Il timore principale riguarda la possibile comparsa di speculatori interessati esclusivamente ai macchinari o ai sussidi, piuttosto che alla continuitĆ produttiva e alla tutela del personale.
La richiesta di intervento a Regione e Governo
La vertenza Bekaert richiede ora una risposta politica immediata e di alto livello. I sindacati invocano l'intervento della Regione Sardegna e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per bloccare la fuga del capitale straniero. I lavoratori chiedono tre impegni precisi: fermare la desertificazione industriale dell'Isola, trovare soluzioni concrete per la salvaguardia dei posti di lavoro e abbattere i costi energetici che penalizzano le imprese energivore sarde. Senza un piano di rilancio strategico, il Sud Sardegna rischia di perdere definitivamente una competenza tecnica d'eccellenza nel settore metallurgico, lasciando spazio solo alla disperazione e alla disoccupazione.
Un futuro incerto tra logistica e costi energetici
Il nodo dell'energia resta la spina nel fianco per la zona industriale di Macchiareddu. Nonostante la professionalità delle maestranze e la qualità del prodotto, la mancanza di infrastrutture energetiche competitive spinge i grandi gruppi a delocalizzare. Se la politica non risolverà il problema del caro-trasporti, anche un eventuale nuovo acquirente potrebbe riscontrare le medesime difficoltà di Bekaert. La protesta di oggi a Cagliari segna solo l'inizio di una lunga battaglia autunnale. Gli operai promettono di non abbassare la guardia finché l'azienda non presenterà un piano industriale serio o finché le istituzioni non garantiranno la permanenza della produzione sul suolo sardo.