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Malamovida e violenza non stop a Cagliari, il “piano sicurezza” di Zedda bocciato dai residenti

Un locale svaligiato nelle ultime ore, schiamazzi e sbevazzate. Abitanti contro l’amministrazione: in 10 anni il sindaco non ĆØ riuscito a risolvere il problema
Paolo Rapeanu

Malamovida e violenza a Cagliari: il Piano di risanamento acustico non convince i residenti

Misure “sperimentali” e steward per il centro storico: ma per i comitati di Marina e Villanova le azioni del Comune di Cagliari contro malamovida e violenza sono blande e insufficienti.

Il Comune di Cagliari prova a tracciare una rotta per uscire dalle secche del conflitto perenne tra divertimento notturno e diritto al riposo, ma sbatte contro i durissimi scogli della delinquenza e della violenza. MercoledƬ 22 aprile, presso la sala Search di Palazzo Bacaredda, il sindaco Massimo Zedda, affiancato dagli assessori Matteo Lecis Cocco Ortu (Urbanistica) e Carlo Serra (Sviluppo Economico), ha presieduto la seconda seduta del tavolo tecnico-politico permanente sul Piano di Risanamento Acustico.

L’obbiettivo dichiarato dall’amministrazione ĆØ ambizioso: superare la logica dell’emergenza per approdare a un modello di “corresponsabilitĆ ”, dove gli esercenti diventano custodi dello spazio pubblico. Tuttavia, quelle che potevano sembrare sulla carta buone intenzioni, segnano però la distanza ulteriore con i residenti dei quartieri storici. Che, ad oggi, appare incolmabile. E, dettaglio non di poco conto, il Massimo Zedda sindaco non ĆØ riuscito a trovare una quadra valida dopo dieci anni di governo della cittĆ  tra primo quinquennio, secondo triennio (a cui ha fatto seguito la corsa flop in Regione) e primi due anni del “tris”.

Le proposte del Comune: steward e monitoraggio

Il pacchetto di misure presentato da Zedda punta tutto sulla prevenzione e sulla collaborazione attiva dei titolari dei locali. Tra le novitĆ  principali figurano:

  • L'individuazione di un responsabile del monitoraggio del rumore per ogni attivitĆ , con compiti di mediazione verso l'utenza.
  • L'introduzione della figura degli steward per gestire i flussi della "mala movida".
  • Un canale diretto tra esercenti e Polizia Locale per segnalare criticitĆ .
  • L'ipotesi di anticipare la chiusura dei plateatici (i tavolini all'aperto) alle ore 01:00.

Il muro dei comitati: "Misure non adeguate"

Se Palazzo Bacaredda parla di accelerazione, i rappresentanti dei cittadini frenano bruscamente, giudicando le proposte del tutto incapaci di incidere sulla realtĆ  quotidiana di chi vive tra i vicoli della Marina e di Villanova.

Carlo Macciò, membro del comitato Vivere a Villanova, ĆØ perentorio: ā€œSiamo fortemente convinti che le misure adottate non siano adeguate e non siano risolutive di problemi e fenomeni che necessiterebbero di altro approccio e di altri strumenti di interventoā€. Secondo i residenti, il piano non affronta il nodo strutturale: il sovraffollamento selvaggio di tavolini e la saturazione di attivitĆ  di somministrazione in poche centinaia di metri quadri.

Incertezza sugli orari e il "silenzio" sui residenti

A rincarare la dose è Sandra Orrù, leader dell'associazione Apriamo le finestre alla Marina, che evidenzia le contraddizioni emerse durante il tavolo tecnico. Mentre circolano voci su possibili aperture dei locali fino alle 3 del mattino nel weekend, il Piano di Risanamento cita testualmente l'anticipo della chiusura dei tavolini all'una.

ā€œLe azioni ci sembrano blande e poco incisiveā€, spiegano dal comitato. ā€œĆˆ stato detto che i ristoratori avranno un canale diretto con la Polizia municipale, ma per i residenti non ĆØ stato previsto nullaā€. Una disparitĆ  di trattamento che spinge i cittadini a confermare la linea della resistenza burocratica: in assenza di risposte certe, l'invito ai residenti resta quello di inondare la polizia Locale di segnalazioni via Pec per ogni violazione, dal volume della musica all'ingombro dei marciapiedi causato da arredi e lavagnette.

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Un equilibrio difficile (o impossibile) da trovare

Il sindaco Zedda punta a un rafforzamento dei controlli estivi in raccordo con la Prefettura, ma per chi vive il centro storico il tempo della sperimentazione sembra scaduto. La sfida per Cagliari resta la stessa: capire se la città può essere contemporaneamente un hub turistico vibrante e un luogo dove sia ancora possibile, semplicemente, dormire. Ma, forse, la ricetta vincente dovrà cercare di trovarla il successore di Massimo Zedda, a prescindere dall'area politica di riferimento. Sicurezza e decoro non dovrebbero avere bandiere.

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