Sardegna, l’addio di Renato Soru alla politica
La parabola di Renato Soru nelle istituzioni sarde arriva al capolinea. L’annuncio, che mette la parola fine a oltre vent’anni di protagonismo spesso turbolento, compare in un’intervista su La Nuova Sardegna, nel numero oggi in edicola. L’ex Governatore sceglie il momento del distacco per tracciare un bilancio che non nasconde le asprezze di un rapporto mai risolto con la politica tradizionale. Soru abbandona il campo dopo l’ultimo pesante ko alle elezioni regionali, segnando la fine di un modello di leadership che ha cercato di imporre una trasformazione aziendale alla macchina pubblica della Sardegna.
Dalla rivoluzione digitale alla sfida della Regione Sardegna
Il percorso politico di Soru affonda le radici in un momento di estrema euforia tecnologica. La sua candidatura nacque nel 2004 quasi per acclamazione da parte di una societĆ civile che vedeva nel successo globale di Tiscali la ricetta per salvare l’Isola dal declino. Soru racconta come l’idea di scendere in campo scaturƬ dall’incontro con figure come Romano Prodi e dalla volontĆ di applicare il modello dell’innovazione digitale al governo della Regione. Quella discesa in campo ruppe gli equilibri del centrosinistra, imponendo una figura esterna ai partiti che prometteva di svecchiare la burocrazia con metodi manageriali.
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L'ereditĆ del Ppr: uno scudo contro il cemento
Uno dei pilastri dell'eredità di Soru rimane il Piano Paesaggistico Regionale (Ppr), una riforma che l'ex Presidente difende con vigore nell'intervista odierna. Il piano rappresenta ancora oggi una delle leggi più avanzate in Italia per la tutela del territorio. Soru rivendica giustamente il merito di aver posto un freno deciso alla speculazione edilizia, salvaguardando la bellezza delle coste sarde per le generazioni future. Grazie al Ppr, la Sardegna ha evitato la cementificazione selvaggia, trasformando il paesaggio in un bene comune non negoziabile. Questa visione lungimirante ha permesso di immaginare un modello di sviluppo sostenibile, capace di valorizzare l'ambiente come risorsa economica primaria.
Il limite dei modi e l'isolamento politico
Se il merito delle riforme resta indiscutibile, il bilancio sui metodi di governo appare più critico. Lo stile di Soru, spesso percepito come autoritario e poco incline alla mediazione, ha logorato nel tempo i rapporti con gli alleati e con la sua stessa base. La gestione del potere "da uomo solo al comando" ha trasformato ogni confronto in uno scontro identitario, portando a una frammentazione del consenso. Questo isolamento ha trovato la sua conferma definitiva nell'ultimo scontro alle regionali, dove la sua candidatura solitaria ha incassato un risultato deludente, sancendo l'impossibilità di incidere ancora sugli equilibri di una coalizione ormai lontana dalle sue posizioni.
Il calvario giudiziario e l'assalto a casa sua
Un capitolo centrale dell'intervista riguarda il tormentato rapporto con la giustizia. Soru ripercorre il peso dei processi che hanno segnato la sua carriera, sottolineando come queste battaglie si siano concluse con piene assoluzioni, pur lasciando ferite profonde. Oltre alle aule di tribunale, l'imprenditore rievoca l'episodio traumatico dell'assalto a casa sua, un evento che definisce come un'azione squadrista organizzata per colpirlo nell'intimitĆ familiare. Soru interpreta questi attacchi come la reazione violenta di un sistema che rifiutava i suoi tentativi di riforma, alimentando una solitudine politica che lo ha accompagnato fino al ritiro odierno.
Il futuro tra Progetto Sardegna e l'intelligenza artificiale
Nonostante il ritiro personale, Soru chiarisce che Progetto Sardegna non sparirà , ma diventerà un'officina di idee per formare una nuova classe dirigente. Parallelamente, il suo futuro professionale si sposta definitivamente su Istella, la piattaforma di intelligenza artificiale generativa che tenta di sfidare i colossi mondiali. Con un finanziamento europeo da 100 milioni di euro, Soru punta tutto sulla sovranità digitale italiana. Cercando di dimostrare che il suo spirito visionario può ancora trovare spazio nell'economia dell'innovazione, lontano dai palazzi della politica sarda.