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Cagliari, scoperto un villaggio abusivo a Sant’Elia: case, ristorante e un canile da abbattere

1200 metri cubi su 4 ettari. Una lottizzazione illegale stratificata in decenni tra fabbricati pericolanti e roulotte trasformate in residenze fisse
Ennio Neri

Villaggio abusivo da abbattere a Sant’Elia, periferia di Cagliari

Il Comune di Cagliari ha firmato una sentenza di condanna senza appello contro l’abusivismo edilizio. Un’ordinanza impone lo sgombero e la distruzione di una serie di strutture sorte senza alcun titolo su terreni regionali e comunali. I carabinieri della Compagnia di Cagliari, insieme ai tecnici della polizia Locale, hanno scoperchiato un sistema di costruzioni che deturpa un’area di altissimo pregio paesaggistico.

Tutto a pochi passi dal mare e dal convento dei Mercedari. L’indagine descrive un vero e proprio “villaggio fantasma” composto da manufatti di ogni tipo, cresciuti nel tempo all’ombra dei vincoli di tutela panoramica e archeologica.

La mappa degli abusi: dai ruderi in cemento alle aree ristoro

La descrizione dei manufatti abusivi contenuta nel provvedimento è impressionante per varietà e dimensioni. I carabinieri hanno individuato per primo un grande fabbricato in blocchi di cemento, esteso per oltre 137 metri quadrati. La struttura, parzialmente coperta con solai e lastre, versava in condizioni di inagibilità, pur essendo stata utilizzata per anni come deposito e abitazione impropria. Poco distante, i militari hanno scoperto un secondo edificio di 60 metri quadrati, rifinito in ogni dettaglio e adibito a uso ricreativo. Questo immobile ospitava grandi ambienti per la preparazione e il consumo di pasti, completo di impianti idrici, sanitari ed elettrici perfettamente funzionanti, rappresentando una trasformazione radicale e permanente del territorio.

Container, box prefabbricati e ricoveri per animali

L'occupazione illegale del suolo pubblico non si fermava ai fabbricati principali. I rilievi dei carabinieri hanno censito una moltitudine di volumi accessori che intasavano l'area. Tra questi spicca un manufatto di 16 metri quadrati utilizzato come deposito e servizio igienico, una struttura di quasi 40 metri quadrati per ricovero per cani, realizzata con blocchi di calcestruzzo e coperture in lamiera. I militari hanno poi catalogato un fitto schieramento di moduli prefabbricati: 8 box di diverse dimensioni, inclusi container metallici e strutture in lastre di cemento, utilizzati come magazzini logistici. Ancora, scovata La presenza di 4 gazebo in Pvc imbullonati al suolo e di un muro in cemento lungo venti metri.

Roulotte residenziali e recinzioni chilometriche

Un aspetto particolarmente critico rilevato dai carabinieri riguarda la presenza di due roulotte posizionate in modo stabile sul terreno. Una di queste trasformata in una vera e propria residenza abitativa, con tanto di sorreggi in blocchi di cemento e collegamento fisso all'impianto di ricezione televisiva. Per perimetrare questa lottizzazione selvatica, i responsabili avevano eretto una recinzione monumentale lunga quasi duecento metri, costituita da un basamento in calcestruzzo sormontato da griglie metalliche e cancelli carrabili. Nel complesso, i tecnici hanno calcolato un volume urbanistico illegittimo di oltre 1234 metri cubi, un carico edilizio enorme piazzato su una superficie lorda di 462 metri quadrati in totale assenza di autorizzazione paesaggistica.

L'ultimatum delle autorità e il rischio di sanzioni pecuniarie

Tutte le opere descritte sono state eseguite in palese contrasto con le Norme Tecniche di Attuazione del Piano Urbanistico Comunale e del Ppr. Il Comune ha concesso 90 giorni di tempo per la rimozione totale di ogni singola pietra o modulo prefabbricato. I carabinieri vigileranno sul rispetto dei tempi: in caso di inadempienza, l'amministrazione interverrà d'ufficio radendo al suolo le strutture a spese dei trasgressori. Oltre alla perdita dei manufatti, i responsabili rischiano una sanzione pecuniaria fino a 20mila euro, senza contare le pesanti implicazioni penali previste per chi edifica in zone sottoposte a vincolo archeologico e ambientale senza i necessari permessi.

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