Roberto Ortu di San Gavino, sopravvissuto a due infarti
Sopravvissuto grazie alla prontezza dei medici e alle nuove tecnologie: la storia di Roberto Ortu, 65 anni, di San Gavino, e il suo appello alla prevenzione.
Il malore improvviso tra i campi
Stava lavorando come sempre, intento ad annaffiare il suo terreno nelle campagne di San Gavino, quando un dolore improvviso e violento al petto ha cambiato tutto. Ć il racconto di Roberto Ortu, 65 anni, che ricorda con luciditĆ quei momenti drammatici nonostante sia passato qualche mese: “Rendo pubblico solo ora ciò che mi ĆØ successo perchĆØ sono arrivato alla conclusione che ĆØ meglio stimolare le persone a sottoporsi a controlli medici regolari per evitare situazioni simili a quelle capitate a me”.
Ā«Ero nei campi quando ho sentito un dolore fortissimo. Non capivo cosa stesse succedendo, ma peggiorava minuto dopo minutoĀ», spiega. Nonostante la gravitĆ della situazione, Roberto ĆØ riuscito a salire in auto e a dirigersi verso lāospedale, distante diversi chilometri. Durante il tragitto ha avuto la luciditĆ di chiamare la moglie, impegnata in unāassociazione di volontariato a sostegno delle donne malate di tumore al seno.
Quella corsa contro il tempo si ĆØ rivelata decisiva: i medici, una volta arrivato in ospedale, hanno diagnosticato un infarto miocardico in atto.
Controlli recenti e nessun segnale evidente
A rendere la vicenda ancora più sorprendente ĆØ il fatto che appena dieci giorni prima Roberto si era sottoposto a una visita cardiologica. Ā«Le analisi erano nella norma. Non avevo mai avuto problemi particolari, nessun sintomo evidente. Solo qualche battito un poā irregolare, ma nulla di preoccupanteĀ», racconta.
Il cardiologo gli aveva semplicemente dato appuntamento a settembre per un controllo Holter. Nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto di lƬ a pochi giorni.
Il primo ricovero e lāangioplastica
Arrivato in ospedale, Roberto ĆØ stato sottoposto a tutti gli accertamenti: radiografie, prelievi e un ecocardiogramma. Il dolore al petto, inizialmente continuo, alternava momenti di tregua a nuove fitte intense.
Dopo un breve ricovero, ĆØ stato trasferito a Monserrato, dove i medici hanno deciso di intervenire con unāangioplastica. Ā«Mi hanno inserito uno stent. Lāintervento ĆØ durato circa unāora e mezza. Avevo paura, ma il medico ĆØ stato bravissimo a mettermi a mio agio. Mi hanno anche mostrato le immagini durante la procedura, spiegandomi tuttoĀ», ricorda.
Dopo lāintervento, Roberto ĆØ stato dimesso con la convinzione che il peggio fosse passato.
La ricaduta e la corsa in terapia intensiva
Ma durante il viaggio di ritorno verso San Gavino, qualcosa non andava. Ā«Continuavo a toccarmi il petto, sentivo fastidi molto simili a quelli dellāinfartoĀ», racconta.
Una volta arrivato in paese, si è rivolto immediatamente al cardiologo, che ha disposto il ricovero urgente in terapia intensiva. Da lì, un nuovo trasferimento a Monserrato.
Gli esami hanno rivelato il problema: un coagulo di sangue aveva ostruito lo stent appena inserito, impedendo il corretto flusso sanguigno. I medici sono intervenuti nuovamente con una seconda angioplastica per rimuovere i trombi.
Tre interventi per salvarsi la vita
La situazione si ĆØ rivelata più complessa del previsto. Dopo cinque giorni in terapia intensiva, Roberto ĆØ stato sottoposto a una terza angioplastica, questa volta definitiva, con lāinserimento di un nuovo stent per riaprire unāarteria completamente ostruita.
«Non ho mai fumato», sottolinea, «ma ho capito che il problema era il colesterolo». Una dieta ricca di insaccati, formaggi e fritti, anche se accompagnata da altre abitudini apparentemente sane, si è rivelata un fattore di rischio determinante.
Riabilitazione e nuova consapevolezza
Dopo gli interventi, Roberto ha affrontato un percorso di riabilitazione cardiologica al Brotzu. Un passaggio fondamentale per recuperare forza fisica e fiducia.
La sua vita è stata intensa: ex dj, ha lavorato per anni nel settore delle manutenzioni industriali fin dagli anni Ottanta e più recentemente come ausiliario del traffico per il Comune. Sposato, ha vissuto anche il dolore della perdita dei suoi due figli.
Oggi guarda alla sua esperienza con luciditĆ e vuole trasformarla in un messaggio per gli altri.
Lāappello: āNon trascurate i controlliā
«Ho sottovalutato alcuni controlli», ammette. «Anche se avevo un cardiologo in famiglia, tendevo a rimandare. à un errore che non bisogna fare».
Il suo invito è chiaro: prevenzione e attenzione ai segnali del corpo possono fare la differenza tra la vita e la morte. «Per fortuna oggi esistono tecniche avanzate che salvano la vita. Io ne sono la prova».
Una storia che ricorda quanto sia sottile il confine tra normalitĆ e emergenza, e quanto sia fondamentale non abbassare mai la guardia quando si parla di salute.