Bracconaggio nel Sulcis 2026: operazione del Corpo Forestale
Il silenzio delle colline del basso Sulcis nascondeva una fitta rete di trappole mortali per l’avifauna migratoria. Un’operazione capillare condotta dal Corpo Forestale e di vigilanza ambientale ha smantellato in queste ore numerose postazioni dedicate alla caccia di frodo, segnando un punto importante nel contrasto al bracconaggio nel Sulcis nel 2026. L’intervento degli agenti della Stazione di Sant’Antioco ha permesso di restituire alla libertĆ diversi esemplari di specie protette, trappolati in congegni non selettivi e potenzialmente letali per l’intero ecosistema locale.
Il salvataggio di un gheppio e di un barbagianni
Durante i controlli nelle aree rurali tra Giba, Masainas e Portoscuso, i forestali hanno individuato decine di reti per l’uccellagione e micidiali trappole a scatto. Tra le maglie di questi strumenti illegali, i militari hanno trovato esemplari di diverse specie, inclusi alcuni rapaci di grande valore naturalistico. Un gheppio e un barbagianni, finiti accidentalmente nei lacci dei cacciatori di frodo, hanno ripreso il volo grazie alla prontezza degli agenti, che li hanno liberati sul posto insieme a tutti gli altri volatili trovati ancora in vita.
Un bracconiere colto sul fatto a Giba
L'azione repressiva ha portato a risultati concreti anche sul fronte giudiziario. In agro di Giba, gli uomini della Forestale hanno sorpreso un soggetto in flagranza di reato mentre era intento a gestire le proprie postazioni illecite. L'uomo deve ora rispondere davanti all'AutoritĆ Giudiziaria del reato di uccellagione, una pratica severamente vietata dalle norme venatorie nazionali. Tutti i sistemi di cattura individuati sono stati disarmati, rimossi e posti sotto sequestro, unitamente alla selvaggina purtroppo rinvenuta giĆ priva di vita.
Controlli a tappeto nel Sulcis Iglesiente
L'attivitĆ investigativa del Corpo Forestale non si ferma qui. Il monitoraggio prosegue in tutta l'area del Sulcis Iglesiente, con una particolare attenzione rivolta ai mesi primaverili ed estivi. Questo periodo dell'anno registra solitamente una recrudescenza dei fenomeni illeciti. Non solo legati all'uccellagione ma anche alla caccia grossa abusiva a danno degli ungulati, come cervi e cinghiali. La sorveglianza delle zone collinari resta dunque altissima per scoraggiare i criminali ambientali che minacciano la biodiversitĆ sarda.
La lotta all'uccellagione come prioritĆ ambientale
Il fenomeno dell'uccellagione nel sud della Sardegna rappresenta una ferita aperta che il bracconaggio nel Sulcis 2026 continua a infliggere al territorio. L'utilizzo di strumenti non selettivi colpisce indiscriminatamente uccelli migratori e stanziali, alterando gli equilibri naturali. La presenza costante delle pattuglie del Corpo Forestale nelle zone interne e costiere mira a smantellare i mercati neri legati al consumo di selvaggina, sensibilizzando al contempo la popolazione sull'importanza della tutela delle specie protette.
Un presidio costante per la natura sarda Le operazioni condotte dalla Stazione di Sant'Antioco confermano l'efficacia del Corpo Forestale nel presidiare le aree più impervie dell'Isola. La collaborazione tra cittadini e istituzioni resta fondamentale per segnalare la presenza di reti o richiami acustici illegali. Ogni intervento come quello odierno contribuisce a proteggere un patrimonio faunistico unico al mondo, garantendo che le generazioni future possano ancora ammirare il volo dei rapaci nei cieli del Sulcis.