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Fughe e pensioni, medici sempre più rari in Sardegna: curarsi è un “miracolo”

Il 40% in meno di dottori negli ultimi 5 anni, entro gennaio 2028 altri 231 lasceranno ambulatori e lettini: i numeri drammatici
Paolo Rapeanu

Sardegna, allarme medici di base: carenze e pensionamenti mettono a rischio l’assistenza

Sardegna, allarme medici di base: carenze e pensionamenti mettono a rischio l’assistenza. Secondo la Fondazione Gimbe, entro il 2028 andranno in pensione 231 medici di medicina generale mentre il numero è già crollato del 40,3%.

La sanità territoriale in Sardegna attraversa una fase critica, fotografata da un’analisi della Fondazione Gimbe che evidenzia numeri destinati a pesare sull’assistenza quotidiana dei cittadini. Entro il 2028 saranno infatti 231 i medici di medicina generale che raggiungeranno il limite di età dei 70 anni, aggravando una carenza già significativa.

Un crollo oltre la media nazionale
Tra il 2019 e il 2024
il numero dei medici di base nell’Isola si è ridotto del 40,3%, un dato nettamente superiore rispetto alla media nazionale, ferma al 14,1%. Una diminuzione che riflette criticità strutturali e normative nel sistema di inserimento dei medici di famiglia nel Servizio sanitario nazionale.

Il risultato è una pressione crescente sui professionisti in attività. In Sardegna il numero medio di assistiti per medico è pari a 1384, in linea con la media italiana di 1383, ma comunque superiore al rapporto ottimale individuato in un medico ogni 1200 pazienti. Proprio su questo parametro, la stima evidenzia che al primo gennaio 2025 mancavano nell’Isola almeno 143 medici di medicina generale.

Il nodo della formazione
A peggiorare lo scenario contribuisce la scarsa attrattività del percorso professionale. Nel 2025, infatti, i partecipanti al concorso nazionale per il corso di formazione specifica in medicina generale sono stati inferiori alle borse disponibili: tre candidati in meno, pari a un calo del 5%, in controtendenza rispetto alla media nazionale che registra invece un surplus del 26%.

Questa dinamica segnala un disallineamento tra fabbisogni e capacità di reclutamento, che rischia di lasciare scoperti interi territori, soprattutto nelle aree interne e meno popolate.

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Un futuro incerto per l’assistenza di base
Se non si interverrà con misure strutturali, il combinato tra pensionamenti e carenza di nuovi ingressi potrebbe compromettere l’accesso alle cure primarie. La medicina generale rappresenta infatti il primo presidio sanitario per i cittadini e un filtro fondamentale per l’intero sistema.

La situazione sarda diventa così emblematica di una criticità più ampia, ma con caratteristiche locali particolarmente accentuate. Il rischio concreto è quello di un progressivo indebolimento della sanità territoriale, proprio mentre cresce la domanda di assistenza legata all’invecchiamento della popolazione.

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