41-bis a Uta, la Sardegna chiede equilibrio
La Sardegna non ĆØ terra di sacrificio: sicurezza con equilibrio. Con queste parole Fulvia Murru, Segretaria Generale della UIL Sardegna, interviene nel dibattito sullāulteriore concentrazione di detenuti in alta sicurezza e al 41-bis negli istituti penitenziari dellāisola.
La sicurezza rappresenta un valore costituzionale e sostiene lo Stato di diritto, ma richiede scelte ponderate, confronto istituzionale e rispetto dei territori. āLa Sardegna ā sottolinea Murru ā non può diventare la risposta automatica alle criticitĆ del sistema penitenziario nazionaleā.
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Numeri che impongono una riflessione
Al 31 dicembre 2025 negli istituti sardi risultano presenti circa 2.608 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare poco superiore ai 2.500 posti effettivi. Il tasso di affollamento supera il 100%, con pressioni evidenti nel Carcere di Uta – Ettore Scalas e nel Carcere di Bancali.
Nellāisola si concentra inoltre una quota molto rilevante di detenuti in alta sicurezza: oltre 600 persone, tra cui numerosi ristretti sottoposti al regime previsto dallāArticolo 41-bis. A Bancali si registra una delle concentrazioni più elevate del Paese in rapporto alla popolazione regionale. Anche il Carcere di Badu 'e Carros continua a svolgere un ruolo centrale nel circuito dellāalta sicurezza, in un territorio interno che affronta fragilitĆ demografiche ed economiche.
Oltre il 50% dei detenuti non proviene dalla Sardegna e circa il 30% possiede cittadinanza straniera. Lāisola svolge giĆ una funzione nazionale nel sistema carcerario italiano. āNon mettiamo in discussione questa responsabilitĆ ā precisa la segretaria UIL ā ma rifiutiamo una sproporzione permanenteā.
Sicurezza significa anche servizi e sanitĆ
Murru richiama lāattenzione su un aspetto spesso trascurato: la sicurezza non coincide solo con il regime detentivo. Coinvolge il lavoro quotidiano della polizia penitenziaria, in una regione che registra carenze di organico. Incide sulla sanitĆ penitenziaria, integrata nel sistema sanitario regionale: visite specialistiche, salute mentale, ricoveri, personale medico e trasferimenti protetti gravano direttamente su risorse giĆ limitate.
Lāalta sicurezza comporta costi sanitari più elevati e una gestione complessa. In una regione che affronta liste dāattesa e criticitĆ strutturali legate anche allāinsularitĆ , ogni ulteriore concentrazione di regimi speciali produce un impatto concreto sullāorganizzazione e sul bilancio regionale.
ComunitĆ e istituzioni chiedono rispetto
I territori che ospitano le strutture ā Uta, Sassari e Nuoro ā non rappresentano semplici contenitori logistici. Le comunitĆ locali vivono giĆ condizioni delicate sotto il profilo economico e sociale. Per questo il 28 febbraio si terrĆ una manifestazione popolare contro lāulteriore concentrazione del 41-bis in Sardegna.
āLa mobilitazione non contesta la legalitĆ nĆ© il contrasto alla criminalitĆ organizzata ā chiarisce Murru ā ma chiede proporzionalitĆ e rispetto istituzionaleā.
Investimenti e leale collaborazione
Se lo Stato ritiene strategico rafforzare la presenza dellāalta sicurezza nellāisola, deve accompagnare la scelta con investimenti coerenti: potenziamento straordinario degli organici della polizia penitenziaria e del personale civile, risorse aggiuntive per la sanitĆ penitenziaria, finanziamenti per la sicurezza territoriale e infrastrutture adeguate alla complessitĆ gestionale.
āLa Sardegna non chiede privilegi ā conclude Fulvia Murru ā chiede equilibrio, corresponsabilitĆ e leale collaborazione tra Stato e Regione. Lāequilibrio non rappresenta una concessione, ma un principioā.