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Da Lunamatrona a Biella per un futuro migliore, addio a Gesualdo Cicu: “Ha sempre amato la sua Sardegna”

Si è spento uno dei primissimi emigrati dalla Marmilla al nord Italia. Era riuscito a tornare a suo paese natale prima delle restrizioni Covid: la sua storia
Paolo Rapeanu

Dal Lunamatrona in Marmilla al Veneto, con Biella nel cuore: l’addio a Gesualdo Cicu

All’età di 84 anni si è spento Gesualdo Cicu, nato a Lunamatrona, piccolo centro della Marmilla, che egli amava definire, con orgogliosa tenerezza, “il paese più bello del mondo”.

Ultimo di cinque figli, aveva imparato sin dall’infanzia il valore della responsabilità e del sacrificio.

Lascia nel dolore la figlia Lorena con il marito Gaetano, gli adorati nipoti Marica con Anthony e Mattia con Giorgia, e i bisnipoti Liam, Ethan e Ryan; i fratelli Mariano e Luigi, la sorella Carmela Cau con Umberto, insieme ai nipoti e agli amici che gli hanno voluto bene.

LA STORIA DI GESUALDO, TRA I PRIMI SARDI A PARTIRE LONTANO NEL SECNDO DOPOGUERRA

La sua è stata una vita segnata dal lavoro e dalla migrazione, esperienza comune a tanti Sardi del secondo dopoguerra. A soli sedici anni lasciò Lunamatrona per raggiungere Cagliari, dove trovò impiego alla mensa universitaria.

Il cammino lo condusse poi a Bologna e infine a Biella, terra di manifatture e di accoglienza, che sarebbe divenuta la sua seconda patria. Qui, lavorò come autista presso una famiglia benestante e conobbe Luigina, la donna che, nel 1962, sarebbe diventata sua moglie e compagna di vita. Con il matrimonio e la nascita dell’unica figlia, il percorso continuò a Ponderano, tra i telai e le filature che hanno fatto la storia del Biellese, e, successivamente, a San Benigno Canavese.

L’approdo definitivo fu a Molino Altissimo, paese d’origine della moglie, dove entrambi trovarono occupazione in conceria, condividendo fino in fondo fatiche e speranze. Una traiettoria esistenziale che racconta l’Italia del lavoro e della volontà di costruire, lontano dall’isola, un avvenire per i propri figli.

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Nonostante le distanze, il legame con la Sardegna non si è mai spezzato. Tornò a Lunamatrona l’ultima volta poco prima delle restrizioni sanitarie che avrebbero cambiato il mondo, quasi un richiamo del cuore verso le radici. Allo stesso tempo, custodiva un sentimento profondo per Biella, città che lo aveva accolto e che egli ricambiava con affetto sincero.

"Socio extramoenia del Circolo Culturale Sardo 'Su Nuraghe', rinnovava con convinzione la propria adesione al sodalizio che, da decenni, rappresenta un presidio identitario per i Sardi nel Nord Italia. Quando poteva, faceva ritorno a Biella passando dal Circolo; rientrando in Veneto, mostrava con fierezza la tessera associativa, segno tangibile di un’appartenenza mai venuta meno. In quel gesto semplice si condensava il senso di comunità e di memoria", questo il ricordo dei vertici del circolo sardo.

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