Selargius, arrestato l’assessore Luigi Gessa: accuse di concussione e peculato
L’arresto dell’assessore di Selargius
I carabinieri hanno arrestato Gigi Gessa, assessore ai Servizi Tecnologici del Comune di Selargius. La Procura contesta i reati di concussione, tentata concussione e peculato, delineando un quadro che ruota attorno all’abuso dei poteri pubblici.
Secondo gli inquirenti, Gessa avrebbe esercitato pressioni nei confronti della San Germano, società appaltatrice del servizio di raccolta rifiuti, per ottenere l’assunzione a tempo pieno di un operatore.
l’assessore avrebbe minacciato, seppur in modo velato, applicazione di penali per presunti inadempimenti contrattuali.
Atti diretti a costringere l’amministratore delegato della società ad accogliere la richiesta. L’assunzione non si sarebbe concretizzata per cause indipendenti dalla sua volontà.
Il filone sul peculato e l’uso dei mezzi pubblici
Un secondo capitolo dell’inchiesta riguarda l’ipotesi di peculato in concorso con due operatori ecologici. Gli investigatori ritengono che, tra maggio 2024 e febbraio 2025, Gessa abbia indicato ai dipendenti di utilizzare i mezzi destinati alla raccolta differenziata per ritirare rifiuti privati riconducibili allo stesso assessore, in violazione del regolamento comunale.
Le accuse si fondano su intercettazioni telefoniche e tracciati Gps dei veicoli di servizio. In una conversazione riportata negli atti, Gessa avrebbe contattato uno degli operatori chiedendogli di raggiungerlo per ritirare rifiuti provenienti dalla propria villetta al mare, situata in un altro comune. "Sono… zona sei?", avrebbe chiesto, ricevendo risposta dall’interlocutore. "Vuoi passarci adesso", avrebbe aggiunto, facendo riferimento a “un paio di buste”.
Le geolocalizzazioni dell’utenza in uso all’assessore confermerebbero la presenza dell’indagato nella villetta di Feraxi, Muravera, e il successivo rientro a Selargius nelle ore successive.
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Le valutazioni della Procura e la misura cautelare
La Procura evidenzia la gravità delle condotte contestate e la reiterazione degli episodi, ritenendo che l’assessore abbia sfruttato la propria posizione istituzionale per finalità personali. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendola proporzionata rispetto al rischio di reiterazione.