Una notte di solidarietà si è trasformata in violenza nel cuore di Cagliari. I fatti hanno scosso piazza Yenne nella serata di ieri, durante il presidio pro Palestina, quando una donna ha scelto di intervenire per difendere un rider aggredito senza motivo. Quel gesto ha innescato una brutale aggressione che l’ha costretta a ricorrere alle cure ospedaliere.
- Leggi anche: Caos in piazza Yenne a Cagliari: entra in un bar, molesta i clienti e pesta un cameriere
L’aggressione davanti a decine di persone
R. P., protagonista dell’episodio, racconta una scena improvvisa e scioccante. Una donna ha colpito a pugni un rider che si trovava nei pressi del presidio. “Ho assistito alla scena di una che prendeva a pugni un rider senza che lui avesse fatto niente”, spiega. Davanti a quella violenza gratuita, R. P. ha deciso di non restare a guardare.
Il tentativo di difesa
Il suo intervento ha cambiato il bersaglio dell’aggressione. “Sono intervenuta e il risultato è stato che quella tipa ha aggredito me con pugni in faccia”, racconta. La situazione è degenerata rapidamente. La donna violenta ha spinto R. P. a terra e ha continuato a colpirla con calci al volto, sotto gli occhi dei presenti.
Le conseguenze fisiche
R. P. ha riportato un labbro spaccato, uno zigomo contuso e dolori diffusi alla schiena. “Me la sono cavata così, devo dire che sono stata molto fortunata”, afferma, mentre attende gli accertamenti in ospedale. In quelle ore di attesa, il pensiero corre soprattutto a chi subisce violenze ogni giorno senza protezione.
La paura per i più deboli
Il racconto si carica di amarezza e lucidità. “Penso a quel ragazzo che, se non fossimo intervenuti, chissà cosa avrebbe subito”, dice R. P. La sua riflessione va oltre il singolo episodio e tocca un tema più ampio: l’accanimento contro i più fragili. “Sono dispiaciuta e preoccupata di come le persone se la prendano con i più deboli, ma oggi abbiamo fatto la nostra giusta parte”.
Solidarietà e umanità
Nonostante la violenza, la notte ha lasciato spazio anche a gesti di profonda umanità. R. P. racconta la solidarietà ricevuta, in particolare dal rider coinvolto. “Ho ricevuto tanta solidarietà, anche dal ragazzo afghano che aveva gli occhi lucidi mentre mi chiedeva come stessi”. Un dettaglio che restituisce dignità a una vicenda dura e dolorosa.
Una ferita che riguarda tutti
Mentre attende una TAC in ospedale, R. P. riflette sul silenzio che spesso circonda queste aggressioni. “Penso ai tanti ragazzi che subiscono in silenzio, senza che nessuno li aiuti”. L’episodio di piazza Yenne riapre il dibattito sulla sicurezza, sulla tutela dei lavoratori più esposti e sul valore civile dell’intervento di chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte.