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Cagliari, morto sotto il cavalcavia a Sant’Elia: “Mio figlio Riccardo Madau è stato ucciso”

Nuova denuncia per omicidio e una perizia di parte riaprono il caso: troppi punti oscuri
Ennio Neri

Morte di Riccardo Madau a Sant’Elia: “Mio figlio è stato ucciso”

Simonetta Spano non ha mai accettato la versione ufficiale sulla morte del figlio Riccardo Madau. Dal 2017 porta avanti una battaglia civile e giudiziaria per ottenere verità e giustizia. Come racconta L’Unione Sarda oggi in edicola, la donna ha presentato una nuova denuncia per omicidio contro ignoti ai carabinieri della stazione di San Bartolomeo, sostenuta da una corposa relazione tecnica di parte.

Il ritrovamento sotto il cavalcavia

Riccardo Madau è morto nella notte del 14 luglio 2017 sotto il cavalcavia tra l’attuale Unipol Domus e via Magellano, nel quartiere Sant’Elia a Cagliari. All’epoca, la Procura ha sostenuto la tesi del suicidio, ipotizzando che il giovane si fosse gettato dal ponte dopo una violenta lite con la fidanzata Manuela Picci, rimasta gravemente ferita nel parcheggio dello stadio.

Le incongruenze nella ricostruzione

Secondo la famiglia, quella ricostruzione non regge. La nuova querela si basa su un’analisi firmata dal criminologo Carmelo Lavorino, affiancato da un team multidisciplinare coordinato dall’avvocata Cinzia Mancini. «Gli inquirenti dell’epoca parlarono di suicidio, ma noi abbiamo dimostrato che Riccardo è stato ucciso», afferma Lavorino. L’esperto richiama la presenza di numerose incongruenze investigative e scientifiche.

Testimoni mai identificati

Uno dei nodi centrali riguarda i testimoni. Nella denuncia emergono riferimenti a tre persone mai identificate che avrebbero raccontato di aver sentito urla e di aver visto un giovane dirigersi verso il ponte. «Supertestimoni mai identificati», sottolinea Lavorino, «che potrebbero avere un ruolo diretto in quanto accaduto». Nessuno, secondo i consulenti di parte, avrebbe assistito direttamente alla lite tra i due fidanzati.

Il buio sulla notte di Sant’Elia

Manuela Picci, sentita dagli investigatori solo nel 2019, ha dichiarato di non ricordare nulla della notte tra il 13 e il 14 luglio a causa del lungo coma. Questo vuoto temporale rafforza, secondo la madre di Riccardo, l’assenza di certezze sulla dinamica dei fatti e sull’ipotesi del gesto volontario.

L’autopsia sotto accusa

La relazione contesta anche i risultati dell’autopsia. I consulenti della famiglia evidenziano ferite, escoriazioni e contusioni non compatibili con una caduta da un’altezza di circa cinque metri. «Le lesioni craniche mostrano l’impatto con un oggetto contundente di forma circolare», ribadisce Lavorino, «e risultano prodotte prima della morte». Per l’accusa, qualcuno avrebbe colpito Riccardo e poi lo avrebbe gettato dal cavalcavia.

La richiesta di verità

«Non si tratta di suicidio, ma di omicidio», conclude il criminologo negli atti depositati in Procura. La madre chiede ora nuove indagini e risposte concrete. Il caso Madau torna così al centro dell’attenzione pubblica e giudiziaria, con la speranza che la verità emerga dopo anni di silenzio.

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