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Sala giochi chiusa, ma ordinanze illegittime: Comune di Cagliari condannato a pagare 50mila euro

Il gestore, Enrico Mullii: “Ricorso vinto, avrei preferito lavorare anzichè rivolgermi alla giustizia”
Paolo Rapeanu

Le ordinanze del sindaco erano illegittime e ora il Comune di Cagliari dovrà risarcire i danni al gestore di una sala giochi.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, che ha condannato l’amministrazione comunale al pagamento di oltre 50mila euro a favore di una società titolare di una sala giochi, costretta a chiudere pochi mesi dopo l’apertura a causa di provvedimenti rivelatisi illegittimi.

Il contrasto alla ludopatia

La vicenda risale al 2017, quando il Comune dispose la chiusura dell’attività sulla base di ordinanze sindacali che imponevano una distanza minima di 500 metri dai cosiddetti “luoghi sensibili”, come scuole e chiese (quella di Santa Lucia) tentativo di contrastare il fenomeno della ludopatia. Tuttavia, la società aveva avviato l’attività nel pieno rispetto della normativa vigente, ottenendo tutte le autorizzazioni necessarie, inclusa la licenza rilasciata dalla Questura.

Erano stati inoltre sottoscritti contratti di locazione commerciale e sostenuti rilevanti investimenti per la ristrutturazione dei locali e l’avvio dell’impresa. Nonostante ciò, il Comune ordinò la cessazione dell’attività, sostenendo la violazione dei nuovi limiti distanziali.

I provvedimenti furono impugnati davanti al Tar Sardegna, che già nel 2018 li annullò per incompetenza del sindaco.

Secondo i giudici amministrativi, infatti, la disciplina delle distanze dai luoghi sensibili non rientra nei poteri del primo cittadino, limitati alla regolazione degli orari di apertura delle sale giochi. Una materia che, invece, spetta al legislatore regionale o al Consiglio comunale attraverso regolamenti e strumenti urbanistici. L’annullamento degli atti divenne definitivo, ma nel frattempo l’attività era rimasta chiusa, con pesanti conseguenze economiche.

La versione di Enrico Mulliri

"Soddisfatto? A metà, diciamo che avrei preferito poter lavorare e incassare i soldi con la mia attività. Ho fatto bene a fare ricorso. Attendo ora il ricalcolo finale dei mancati guadagni nel tempo". Altri denari che usciranno dalle casse del Comune.


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