Negli ultimi mesi Cagliari si trova al centro di un dibattito sempre più acceso legato al tema della casa. L’aumento dei canoni di locazione, la riduzione degli alloggi disponibili e la crescente pressione su studenti e residenti stanno trasformando il mercato immobiliare cittadino. Si tratta di una dinamica complessa che coinvolge aspetti economici, sociali e urbanistici, e che sta ridefinendo l’equilibrio tra centro storico, quartieri periferici e nuove aree residenziali.
Affitti in crescita e offerta sempre più limitata
Uno dei problemi più evidenti riguarda l’aumento dei prezzi degli affitti. Negli ultimi anni i canoni medi a Cagliari sono cresciuti in modo significativo, rendendo sempre più difficile trovare soluzioni abitative a lungo termine a prezzi accessibili. Monolocali e bilocali, soprattutto nelle zone centrali e semicentrali, raggiungono cifre che fino a poco tempo fa erano impensabili per il mercato locale.
A incidere su questa situazione è la riduzione dell’offerta di affitti tradizionali. Molti proprietari preferiscono soluzioni flessibili o contratti brevi, ritenuti più vantaggiosi e meno vincolanti, lasciando scoperta una fascia importante di popolazione che cerca stabilità abitativa.
Studenti e lavoratori tra i più penalizzati
Tra le categorie più colpite ci sono gli studenti universitari e i giovani lavoratori. L’Università di Cagliari continua ad attrarre iscritti anche da fuori regione, ma l’offerta di alloggi dedicati non riesce a soddisfare la domanda. Questo costringe molti studenti a condividere appartamenti sovraffollati o a spostarsi in zone periferiche, con un aumento dei costi di trasporto e una riduzione della qualità della vita.
Anche i lavoratori, in particolare quelli con contratti precari o a reddito medio-basso, faticano a trovare soluzioni adeguate. Il rischio è quello di una progressiva esclusione abitativa dal centro città, con effetti diretti sulla composizione sociale dei quartieri.
Cambiamenti nel tessuto urbano
La pressione immobiliare sta modificando anche il volto dei quartieri storici come Marina, Stampace e Castello. Queste aree, un tempo caratterizzate da una forte presenza residenziale stabile, stanno vivendo un ricambio rapido degli abitanti. Nuovi profili, soggiorni temporanei e utilizzi non residenziali stanno cambiando il modo in cui questi quartieri vengono vissuti quotidianamente.
Questo processo genera opportunità economiche, ma anche criticità legate alla perdita di comunità, alla diminuzione dei servizi di prossimità e a un senso di precarietà urbana sempre più diffuso.
Il ruolo dei servizi e dell’economia informale
In un contesto urbano in trasformazione, cresce anche la domanda di servizi legati alla presenza temporanea in città. Professionisti in trasferta, lavoratori stagionali e visitatori di breve periodo alimentano un’economia parallela fatta di ristorazione, coworking e servizi personalizzati. In questo panorama rientrano anche attività rivolte a un pubblico adulto, come quelle offerte da una escort professionale, che riflettono l’evoluzione dei bisogni legati a soggiorni brevi e a una fruizione più individuale dello spazio urbano.
Le risposte delle istituzioni
Il tema dell’emergenza abitativa è entrato con forza anche nell’agenda politica locale. Si discute di incentivi per gli affitti a lungo termine, di regolamentazione più stringente dei contratti brevi e di investimenti nell’edilizia residenziale pubblica. Tuttavia, le soluzioni richiedono tempo e coordinamento tra Comune, Regione e soggetti privati.
Alcuni progetti di riqualificazione urbana prevedono il recupero di immobili inutilizzati o sottoutilizzati, con l’obiettivo di destinarli a nuove forme di abitazione sostenibile e accessibile. Resta però aperta la questione di come bilanciare sviluppo economico e diritto alla casa.
Impatti sociali e prospettive future
L’emergenza abitativa non è solo una questione economica, ma ha effetti profondi sulla coesione sociale. La difficoltà nel trovare casa incide sulle scelte di vita, sulla permanenza in città e sulla capacità di attrarre e trattenere giovani talenti. Se non affrontata in modo strutturale, rischia di accentuare le disuguaglianze e di svuotare progressivamente alcune aree di residenti stabili.
Allo stesso tempo, questa fase di tensione può rappresentare un’occasione per ripensare il modello urbano di Cagliari, puntando su politiche più inclusive, su una pianificazione attenta e su un uso più equilibrato del patrimonio immobiliare esistente.
Cagliari sta vivendo un momento delicato sul fronte abitativo, in cui l’aumento degli affitti e la trasformazione del mercato immobiliare pongono interrogativi importanti sul futuro della città. Affrontare questa sfida significa non solo garantire il diritto alla casa, ma anche preservare l’identità urbana e la qualità della vita. Le scelte che verranno fatte nei prossimi anni saranno decisive per definire che tipo di città Cagliari vuole diventare.