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Sinistra in lutto a Cagliari, è morto Giorgio Canetto: “Ciao, compagno”

Il mondo della sinistra “verace” e dell’associazionismo piange la scomparsa di uno dei suoi principali esponenti
La Redazione

Addio Giorgio Canetto, la sinistra comunista di Cagliari in lacrime

La sinistra cagliaritana è in lutto per la scomparsa di Giorgio Canetto, figura storica dell’impegno politico e sociale, ricordato da tutti come un “compagno” autentico, coerente e sempre presente.

La notizia della sua morte ha suscitato profonda commozione nel mondo della sinistra “verace” e dell’associazionismo cittadino, che in queste ore lo sta salutando con messaggi di affetto e riconoscenza. Canetto è stato per anni un punto di riferimento per numerose realtà del territorio, dal Cagliari Social Forum all’Usb, fino a Potere al Popolo, organizzazioni e movimenti nei quali ha portato avanti con determinazione battaglie politiche e sociali, senza mai cercare visibilità personale. Il suo impegno era quotidiano, concreto, radicato nei bisogni reali delle persone e nella difesa dei diritti dei lavoratori, dei più deboli e degli esclusi. In prima linea sui temi della pace, della lotta alle servitù militari e contro la militarizzazione della Sardegna, Canetto ha sempre interpretato la militanza come responsabilità collettiva. Presente a manifestazioni, assemblee, presìdi e iniziative pubbliche, non ha mai fatto mancare la sua voce critica contro la guerra, lo sfruttamento e le disuguaglianze sociali. La sua era una sinistra vissuta “dal basso”, fatta di relazioni, partecipazione e solidarietà concreta. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona schietta, generosa, capace di ascoltare e di unire, anche nei momenti più difficili. Un uomo che non ha mai smesso di credere nella possibilità di cambiare le cose, pur consapevole delle contraddizioni e delle fatiche dell’impegno politico. Con la sua scomparsa, Cagliari perde un protagonista silenzioso ma fondamentale della sua storia recente. Alla sua famiglia e ai suoi compagni va l’abbraccio di una comunità che oggi lo saluta con poche, semplici parole: “Ciao, compagno Giorgio”.

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